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Grosseto

liste d’attesa e il dilemma dell’urgenza

«La gastro? Fra 8 mesi» Ma aveva un tumore

«La gastro? Fra 8 mesi» Ma aveva un tumore

GROSSETO. «La nostra Asl è la migliore della Toscana», sentenziava ieri sulla stampa locale il direttore generale dell’Asl, Fausto Mariotti. Nel fianco, però, pungeva ancora la spina dei tempi lunghi...

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GROSSETO. «La nostra Asl è la migliore della Toscana», sentenziava ieri sulla stampa locale il direttore generale dell’Asl, Fausto Mariotti. Nel fianco, però, pungeva ancora la spina dei tempi lunghi dell’attesa per gli esami clinici e diagnostici.

Quella spina oggi la tiene in pugno una paziente grossetana di 64 anni che sui tempi d’attesa e i meccanismi per cercare di snellire le liste ha avuto un’esperienza che l’ha segnata sulla pelle. E che si è giocata tutta sul significato di una parola: “urgenza”.

Tutto è iniziato la scorsa primavera. «Avevo un gonfiore allo stomaco che da qualche tempo mi dava fastidio – spiega la donna – così sono andata dal medico di base. Lui per scrupolo mi ha prescritto una gastroscopia».

Una gastroscopia per un gonfiore è un caso di urgenza? Giudichino i lettori. Per l’Asl no e, infatti, il medico fa una semplice richiesta, senza urgenza, e con essa la signora ottiene un appuntamento al Cup. Data dell’esame: dopo otto mesi. Così, infatti, funziona: precedenza ai casi per i quali c’è urgenza e poi quelli derubricati a semplici controlli.

«Ormai però avevo deciso di farla e non volevo aspettare – spiega la signora – e così mi sono rivolta a una clinica privata e pagato 300 euro». La donna non sapeva ancora che quei 300 euro probabilmente le hanno salvato la vita.

«Dopo dieci giorni il responso: avevo un tumore allo stomaco, asintomatico, grado G3, che nella scala da G1 a G6 significa a metà strada», dice. La signora viene operata nel giro di pochi giorni a Careggi. Ma cosa sarebbe successo se quella gastroscopia l’avesse fatta 8 mesi dopo, seguendo i tempi della sanità pubblica?

La signora non ha nemmeno il tempo di chiederselo che l’aspetta un’altra esperienza da cancellare con le liste d’attesa. «A Careggi mi hanno trovato anche un nodulino al seno – dice – e visto quel che avevo avuto mi hanno detto di farmi fare una Tac nel giro di 20 giorni. Ma quando ho telefonato al Cup per conoscere i tempi, di nuovo mi hanno detto che non era possibile far niente prima di cinque o sei mesi». Forse la signora, rivolgendosi direttamente al reparto, avrebbe avuto stavolta una corsia preferenziale. In questo caso, dunque, potrebbe esserci stato un difetto di comunicazione da parte degli operatori del Cup o forse un fraintendimento. Fatto sta che l’esame, fatto di nuovo al privato, stavolta è andato bene. Resta però quell’agghiacciante dubbio: urgente o non urgente. «Da parte mia ho un dubbio solo – conclude la donna – che vada tutto bene come dice Mariotti. Nutro più di un dubbio».(f.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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