Italia
«Berlusconi vuole comprare la tenuta»
76enne condannato per truffa: si era fatto consegnare 35mila euro dall’agente immobiliare. Che, però, si era insospettito
GROSSETO. Lì per lì, entrato nell'agenzia immobiliare, non aveva voluto fare il nome del personaggio politico per il quale avrebbe dovuto fare da intermediario per comprare una tenuta, quella di Montecucco, da 16 milioni di euro. Poi, entrato in confidenza, aveva rivelato che l'emissario era Silvio Berlusconi. E, visto che la confidenza era diventata ancora maggiore, con il passare dei giorni aveva implorato il titolare dell'agenzia affinché gli prestasse qualche migliaia di euro per curare la figlia malata di leucemia fulminante. Di prestito in prestito, i soldi erano diventati 35mila. Poi l'imprenditore immobiliare, già insospettito da altri comportamenti, si era rivolto ai carabinieri e l'aveva denunciato.
Lorenzo Moroni, 76 anni, abitante a Grosseto, è stato condannato per truffa a 9 mesi e 800 euro. Dovrà anche risarcire con 38mila euro il titolare dell'agenzia, che si era costituito parte civile con l'avvocato Elena Martini dello studio Di Meglio. Assolta invece la compagna, coimputata, Rosalia Garofalo, 51 anni. Il giudice Puliatti ha rispettato in ogni punto le richieste del pm onorario Bartalini.
La querela di Fabio Biondi, titolare dell'agenzia Immobiliare Ombrone di Paganico, risaliva all'aprile 2010. Biondi aveva raccontato come era iniziata la storia, quando Moroni si era presentato in agenzia manifestando l'interesse indiretto per una tenuta. L'attenzione si era poi concentrata su quella di Montecucco. Erano passati i giorni e Moroni aveva spesso accompagnato Biondi, che si spostava in auto per lavoro. In quelle circostanze gli aveva fatto il nome di Berlusconi e, piangendo, gli aveva raccontato della malattia della figlia. Moroni aveva ricevuto un primo prestito da 10mila euro e, in garanzia, aveva dato un assegno firmato dalla moglie; pregando di non riscuoterlo ancora e di avere un problema sul proprio conto bancario. Aveva più tardi richiesto altri 20mila euro, ma ne aveva ottenuti "solo" 10mila, accompagnando di nuovo con assegni il favore ricevuto. La signora Rosalia aveva aggiunto altre garanzie, spiegando di essere proprietaria terriera in Calabria. Ulteriori richieste da 500-1000 euro erano state avanzate per il pagamento dell'affitto e altre urgenze.
A ottobre 2008, Biondi era andato a riscuotere l'assegno. E in banca aveva scoperto che l'assegno era protestato, a vuoto. Perché, come è stato accertato in fase di indagine, l'assegno era intestato alla moglie (diversa dalla compagna) morta nel 2000. Moroni, messo alle strette, aveva provato a spiegare. Poi aveva messo nero su bianco che il debito era di 28mila euro, poi arrivati a 35mila euro. «Prenda la mia auto in garanzia, vale 3.000 euro». Quando l'imprenditore aveva cercato di vendere quella Ford Mondeo, aveva scopeto che Moroni ne aveva denunciato il furto. Dopo un periodo in cui era scomparso, l'anziano si era presentato dai carabinieri di Civitella Marittima (era l'aprile 2010) e aveva ammesso il debito. Quando Biondi era andato a sporgere querela, i carabinieri avevano poi scoperto che Moroni - che ha precedenti penali - non ha una figlia con quel nome ma due con nomi diversi. E l'affare con Berlusconi, manco a dirlo, non si era mai realizzato.
Al processo sono stati ascoltati lo stesso Biondi e i carabinieri che avevano seguito le indagini. Ieri l'atto finale, con il difensore Ilaria Vichi che ha invocato l'assoluzione, mettendo in evidenza l'assenza di artifici o raggiri e sottolineando che non è stato accertato, tra l'altro, se una delle due figlie - ancorché con altro nome - sia stata davvero ammalata. La parte civile aveva insistito per la condanna anche di Garofalo, visto che alla fase iniziale delle trattative era presente anche lei. Il giudice ha ritenuto di doverla mandare assolta con formula dubitativa. Motivazioni entro il 3 novembre.
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