Il Tirreno

Grosseto

Legge per monitorare l’aria nelle bombole

Dopo la morte dei tre sub alle Formiche, Oceanus onlus lancia una petizione: raccolte 700 firme

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Le analisi sulle bombole che indossavano i tre sub che sono morti alle Formiche di Grosseto sono praticamente concluse. E ora si aspettano i risultati sui compressori che erano installati sulla barca con la quale i tre appassionati di fondali avevano raggiunto le Formiche.

Mentre proseguono questi accertamenti, Oceanus onlus, un’associazione che si occupa dello studio e della preservazione dei fondali marini ma anche della sicurezza dei subacquei, ha lanciato una petizione per chiedere una legge che imponga alle case costruttrici di compressori dei sistemi di analisi dell'aria immessa nelle bombole.

«Spesso la qualità dell'aria di molte stazioni di ricarica è pessima. Le conseguenze possono essere devastanti, letali. Oggi un subacqueo può solo rilevare il pessimo odore dell'aria, senza tuttavia percepire la presenza di monossido di carbonio inodore ed altri inquinanti - spiegano i volontari di Oceanus onlus - o porre davanti al rubinetto aperto della bombola, un fazzoletto bianco che manifesti, attraverso eventuali macchie, un'aria inquinata».

E dunque urgente riempire un vuoto legislativo, urge una legge che imponga alle case costruttrici dei compressori di munirli di sensori in grado di "leggere" l’aria in uscita dal compressore e che quindi identifichino subito cosa stiamo immettendo nelle bombole dedicate alla respirazione subacquea.

«Urge un sistema obbligatorio per legge in tutte le stazioni di ricarica bombole - proseguono - che misuri almeno l’umidità residua quale indice del buon funzionamento del filtro, infatti i filtri sono costruiti in modo che il setaccio molecolare si esaurisca prima del carbone attivo, quindi: l'aumento di umidità in uscita indica l'esaurimento del filtro».

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