Il Tirreno

Grosseto

«Il Tribunale ordini di curare mia madre»

di Pierluigi Sposato

Caduta da un letto in una Rsa, una donna si rivolge al giudice dopo un contrasto con la Asl. C’è anche una causa di interdizione

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GROSSETO. «Il Tribunale ordini alla Asl 9 di curare mia madre». Sono grosso modo questi i termini con i quali una donna si è rivolta al giudice perché vengano disposte le cure ritenute da lei appropriate alla madre ultraottantenne - qualche tempo fa vittima di una caduta - che invece l'azienda sanitaria ha ritenuto opportuno non prestare. Un problema finito davanti al giudice del lavoro con un ricorso di urgenza, la cui discussione è fissata per questa mattina.

«Ma domani (oggi, ndr) non avverrà nulla - dice l'avvocato Felice Guardavaccaro, che assiste la donna - perché nel frattempo l'anziana signora è stata ricoverata a Viterbo. E poi perché è in corso una perizia conseguente a una richiesta di interdizione. Lo farò presente al giudice Antonella Casoli».

Vicenda complessa e delicata quella che interessa la paziente, abitante in un paesino delle colline della zona sud della provincia. Tutto era cominciato alcune settimane fa quando la donna, che era ospite di una Rsa, era caduta dal letto, riportando un trauma cranico rilevante, specialmente se rapportato a quell'età. «Sua figlia aveva ritenuto utile chiedere di curarla in neurologia, in modo anche da effettuare anche le appropriate terapie di riabilitazione - aggiunge ancora il legale - Ne è nato un contrasto, perché la Asl non ha inteso accogliere la richiesta. La donna non è in coma, anche se è in gravi condizioni. La figlia vuole comunque cercare di fare tutto per la madre e quindi si è rivolta al Tribunale».

La Asl ha deciso di costituirsi, nominando gli avvocati Silvia Rossi e Lucia Coppola, di fronte alle richieste della donna che afferma «la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile che potrebbe occorrere alla madre in mancanza di determinati provvedimenti». E vuole resistere perché «effettuati i dovuti accertamenti e sentite le competenti strutture è emerso che il personale della Asl 9 che ha avuto in cura la signora ha effettuato correttamente tutte le prestazioni medico-sanitarie richieste dal caso». E' competente, come in tutti i casi di previdenza e assistenza, il giudice del lavoro.

Nel frattempo - il ricorso d'urgenza è stato notificato alla Asl il 31 luglio e domani è il giorno in cui riprende la normale attività giudiziaria - la figlia è riuscita a far ricoverare la madre a Viterbo, in un reparto di lungodegenza in cui vengono prestati frequenti interventi dell'annesso reparto di neurologia. «Sono caduti i presupposti dell'urgenza, quindi - nota l'avvocato Guardavaccaro - E poi lunedì scorso il giudice Pedone ha nominato uno psicologo come consulente tecnico nell'ambito del procedimento di interdizione promosso da altre due figlie (in tutto sono quattro). Se il passo successivo della dottoressa Casoli dovesse essere quello di nominare un perito, farò presente il caso in corso e chiederò di sospendere il procedimento di urgenza in attesa del deposito della perizia, che avverrà a dicembre. Noi intanto abbiamo nominato un neurologo».

Per il caso della caduta, la figlia ha sporto una denuncia-querela per chiedere se vi siano state responsabilità e se il fatto che non fossero state poste le sbarre al letto abbia avuto un'incidenza nell'evento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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