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«Ceneri ai cementifici, la verità nei dati»
Il Forum Ambientalista attacca la Nuova Solmine: «Quel materiale è rifiuto tossico nocivo, l’azienda stessa lo dice»
SCARLINO. «Non è vero che le ceneri di pirite non sono rifiuti tossici e nocivi. Non è vero che possono essere recuperate, commercializzate e riusate senza pericoli per l’ambiente. Non è vero che in passato nessuna norma le ha qualificate come un rifiuto di cui disfarsi con tutte le cautele previste. E non è vero che contengono poche ppm di arsenico». Il Forum ambientalista grossetano smonta punto per punto la documentazione che la Nuova Solmine ha presentato ad aprile al ministero dell’Ambiente – e che si trova sul sito web del ministero stesso (aia.minambiente.it) – per ottenere l’autorizzazione a continuare a vendere le ceneri di pirite del “panettone” contenenti arsenico, un cancerogeno di prima categoria, ai cementifici di tutta Italia.
Dove sono finite le ceneri? «Vogliamo sapere – dice Roberto Barocci del Forum Ambientalista – dove sono state portate e come sono conservate. Una tonnellata di arsenico è capace di rendere non potabile cento milioni di metri cubi d’acqua. La Nuova Solmine ha ceduto migliaia di tonnellate di ceneri di pirite a diversi cementifici italiani, che normalmente le stoccano a cielo aperto e le fondono assieme ad altri materie prime: ecco il senso del nostro allarme. Perché le istituzioni locali non se ne occupano? E cosa aspetta la Procura a occuparsene?».
1,5 milioni di tonnellate cedute. Nella documentazione presentata al ministero l’azienda scarlinese spiega che nel 1988 il panettone conteneva 2 milioni e 69.539 tonnellate di ceneri di pirite – frutto delle precedenti lavorazioni e accumulate lì a piè di fabbrica – e che da quell’anno le ha vendute «ininterrottamente» a vari cementifici italiani fino a ridurne la quantità a 561.953 tonnellate. Insomma, da Scarlino SAREBBE partito circa 1,5 milionI di tonnellate di ceneri perché, sostiene la Solmine, si tratta di sottoprodotto, non di rifiuto.
«Rifiuto tossico e nocivo». Un rifiuto, e per di più tossico e nocivo, lo è invece per gli ambientalisti che ieri, in una conferenza stampa convocata a Grosseto, hanno portato a riprova delle loro ragioni documenti prodotti dalla stessa Solmine negli anni passati, atti di enti istituzionali, norme, e una sentenza del 2010 della Corte costituzionale.
I progetti di discarica. Che le ceneri di pirite siano da considerarsi rifiuti tossici e nocivi lo dimostra, spiegano gli ambientalisti, il fatto che la stessa Nuova Solmine nel 1991 presentò ben due domande al ministero e alla Regione per una discarica dove stoccarle. E la Regione e il ministero espressero la compatibilità sul progetto con prescrizioni a tutela dell’ambiente, definendo le ceneri di pirite di Scarlino «rifiuto tossico nocivo» per l’elevato contenuto di arsenico. Non sarebbe dunque vero – dicono gli ambientalisti – che la Solmine ha sempre gestito le ceneri come sottoprodotto.
Quanto arsenico nelle ceneri? Per la Nuova Solmine le ceneri contengono «poche ppm (parti per milione, ndr) di arsenico», come scrive al ministero. «In realtà _ spiega Barocci _ in ben quattro occasioni (nel 1988, 1989 e 1991) l’azienda ha presentato documenti in cui essa stessa certifica che il contenuto di arsenico delle ceneri di pirite è oltre 400 ppm», quando il limite di legge per l’acqua, ad esempio, è 10 microgrammi per litro.
La Corte costituzionale. Nel 2010 la Corte costituzionale fu chiamata dal Tribunale di Venezia a esprimersi su una vicenda di inquinamento presso l’azienda Veneta Mineraria che aveva accumulato ceneri di pirite, «trasferite _ spiega Barocci _ dalla Nuova Solmine con procedure ritenute illegittime fin dal 2001 dal Ct Sommaruga per conto della Procura della Repubblica di Grosseto». Il trasferimento fu possibile grazie a un comma inserito dall’allora ministro Altero Matteoli nel Testo unico ambientale 156/2006 che definì le ceneri di pirite materia riutilizzabile». La suprema Corte sentenziò che il contenuto di quel comma era in contrasto con i dettati costituzionali e fu tolto. «Il procedimento fu però archiviato per prescrizione», spiega con amarezza Barocci.
«Dov’è la procura?». «Questa documentazione _ spiega Barocci _ è in possesso del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che dunque ne è perfettamente informato. Cosa aspetta a tirarla fuori?». Ma Barocci ne ha anche per l’assessore regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini e per il presidente della Provincia Leonardo Marras, a capo di enti responsabili del controllo sui rifiuti. «Se la Bramerini e Marras hanno altri punti di riferimento rispetto alla Corte costituzionale – dice Barocci – ce lo dicano». Barocci presenterà un esposto alla Procura che trasmetterà anche al ministero dell’Ambiente.
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