Italia
«Chiocciolaia, dimenticati da tutti Siamo senza acqua né telefono»
Posta recapitata a giorni alterni, strade in condizioni spaventose: «Roba da terzo mondo I turisti che vengono da noi non possono lavarsi, siamo costretti a praticare sconti a carico nostro»
GROSSETO. Senz’acqua, senza telefono, senza posta e con una viabilità da terzo mondo, gli abitanti e i 13 imprenditori della strada della Chiocciolaia sono in ginocchio. E costretti a fare sconti ai clienti delle strutture ricettive, causa disservizi pubblici, o a pagare di tasca propria la tassa di soggiorno. Costretti, sì. «Perché è una vergogna far pagare cifre intere. Con quale faccia affittiamo le nostre stanze e ci presentiamo alla gente?», sbotta uno di loro spiegando come le tariffe degli appartamenti in affitto siano regolarmente ridotte quando il cliente va a pagare. E come la tassa di soggiorno sia ormai spesso pagata non più dall’ospite _ come sarebbe la regola _ ma dal proprietario che la sborsa di tasca sua. Un’autotassazione per scrupolo morale.
Per forza: alla Chiocciolaia manca tutto, funziona poco o niente. E la situazione _ in questo lembo di terra fantasma che gli enti pubblici (Comune, Demanio) si rimpallano da tempo immemorabile _ è disastrosa. «Lavoriamo in condizioni da terzo mondo», scuote la testa un piccolo imprenditore della zona.
Strade. Passato il Casotto dei pescatori, se prima del bar si svolta sulla Chiocciolaia, dopo 800 metri si trova mezza corsia chiusa. Da due anni. Una transenna circoscrive un tratto disastrato e mai sistemato, costellato di voragini. Anche il resto è una gara a ostacoli. Attenti agli ammortizzatori.
L’acqua. L’estate 2014 si è guadagnata la maglia nera su questo fronte. E giugno ha collezionato un numero record di rotture. Le strutture ricettive _ dove il turismo si stava affacciando dall’Italia e dall’estero _ hanno avuto quasi sempre i rubinetti a secco. Luglio e agosto idem: un disastro. La fornitura è stata regolarmente interrotta (e tutti gli anni è la stessa storia), perciò «le piccole strutture come la mia e le abitazioni private _ dice un titolare _ sono state costrette a dotarsi di serbatoi di riserva e pompe autoclavi«. Investendo grosse somme di denaro a fronte di ricavi in crollo verticale. Anche nei giorni scorsi «siamo stati senz’acqua dalla mattina alla sera».
Il telefono. Nei primi dodici giorni di agosto la linea ha funzionato solo in due. Anche dopo si è mantenuta la media. Impossibile contattare amici e parenti, o prendere prenotazioni. Da ieri la zona era di nuovo senza telefono. «Anche negli ultimi dodici giorni _ dice un abitante _ per dieci non abbiamo avuto linea fissa. Va bene che ci sono i cellulari, ma non è lo stesso».
La posta. «Viene consegnata una volta ogni tanto; ma perché?» La Chiocciolaia pare esclusa anche dalle mappe geografiche. Ricevere bollette e comunicazioni è questione della sorte. Come se la strada e le imprese che gravitano al suo interno non esistessero. O esistessero a tratti secondo criteri che sfuggono alla ragione.
I turisti sono infuriati. E gli imprenditori (13 in tutto) pure. Molti spiegano di essere frustrati e amareggiati per le promesse d’intervento mai manutenute; e di aver avanzato proposte a costo zero per il Comune, senza risposta. Solo il problema dell’immondizia pare risolto. «Protestammo con l’assessore Paolo Borghi, poi almeno questo disagio è stato superato».
Inquantificabile danno economico. È dovuto non solo al calo dei turisti ma anche all’autotassazione che gli imprenditori hanno iniziato a praticare, con ovvie ripercussioni sugli introiti. «I clienti prenotano, vengono da noi e poi stanno interi giorni senza potersi lavare. Sul sistema di prenotazioni abbiamo ricevuto lamentele per la condizione della strada». «Ormai siamo costretti a praticare sconti. Tutto a carico nostro. La faccia ce la mettiamo sempre noi», fa eco un’imprenditrice che conclude: «Ormai siamo in rivolta».
Rivolta. Una rivolta che ha avuto un’avvisaglia mesi fa, quando tutti e 13 gli imprenditori della Chiocciolaia sono andati in Comune a protestare, in concomitanza col consiglio comunale che introduceva la tassa di soggiorno. «Chiedemmo al Comune di Grosseto di esentarci dal pagamento della tassa in quanto viviamo in una zona depressa _ dice il titolare di un'azienda _ ma nostra richiesta non è stata neppure presa in considerazione». Dunque al momento _ pure su questo fronte _ il risultato è questo. Quando il cliente va a pagare la sua stanza, è il padrone di casa a cacciar fuori 1 euro al giorno, al posto suo, per saldare l’obolo “pubblico” di soggiorno.
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