Il presidio
Gatto preso a fucilate, caccia a chi ha sparato
Il micio è ferito ma è scampato alla morte. I padroni: «Troveremo chi è stato». Un anno fa commosse la storia di Bombolo: colpito, morì dopo 17 giorni di agonia
SCANSANO. Qualcuno si è divertito a sparargli un proiettile con la carabina. Poteva essere un dramma, e invece il colpo l’ha solo ferito senza ucciderlo. Il gattino è sopravvissuto. Ora i proprietari hanno sporto denuncia ai carabinieri e sono pronti a giurare che «il responsabile non la passerà liscia».
Il fatto è successo pochi giorni fa a Preselle, frazione di Scansano. È qui che giorni fa Samuele Contri, 34 anni, e la sua compagna Giulia si sono accorti che Scrat - l’amato gatto chiamato con lo stesso nome dello scoiattolo dell’Era glaciale - zoppicava.
Aveva male a una zampa.
«Me ne sono accorto lunedì (18 agosto) - racconta Samuele - Ho visto che c’era qualcosa che non andava, e accarezzandolo ho notato un pallino sotto la pelle. Credevo fosse una ciste. Sul momento non gli ho dato troppo peso, in ogni modo l’ho portato dal veterinario». Scrat aveva una ferita aperta, è stato operato. Ed è saltato fuori un pallino. Qualcuno gli aveva sparato con una carabina.
Per fortuna il proiettile l’aveva colpito solo di striscio. «Abbiamo ricostruito che doveva essere successo uno o due giorni prima, intorno al 16, ovvero il giorno in cui per la prima volta l’avevamo visto zoppicare».
Per fortuna il micio si è salvato; il dottore e i proprietari l’hanno curato. La sorte ha voluto che chi gli ha voluto del male e gli ha sparato, usando l’arma con la quale forse va a caccia, abbia in parte fallito il suo scopo. Così i proprietari hanno tirato un sospiro di sollievo, ma resta la rabbia per questo gesto brutale, che la legge naturalmente persegue penalmente. La denuncia è stata sporta ai carabinieri. Le indagini sono in corso e la speranza è che portino presto a un risultato, ovvero «che si scopra il prima possibile il responsabile». Certo è che Samuele e Giulia non si danno pace «fintanto che la verità non sarà venuta a galla».
Scrat, splendido e dolcissimo esemplare di gatto europeo, di soli 2 anni, è allevato con cura e amore. È educato e rispettoso, non ha mai dato noia a nessuno. «A volte capita che “sfori” e superi il cancello andando fuori, ma davvero non ha mai fatto alcun danno».
La storia di Bombolo. La memoria torna al tempo - correva il marzo del 2013 - in cui un altro gatto fu preso a fucilate a Casalecci. Si chiamava Bombolo. E in quel caso finì male.
Bombolo fu colpito in un giardino e morì dopo diciassette giorni di agonia per colpa di un’infezione provocata da un pallino di piombo. Era il 23 marzo quando il proprietario vide il micio rientrare da un giardino vicino, rintanarsi in un angolino e mettersi a vomitare. Il responso del veterinario fu subito sconcertante: Bombolo aveva un pallino nella pancia. Fu operato tre volte, prima per togliere il proiettile, poi per rimuovere del tessuto necrotizzato. Nonostante la sofferenza, Bombolo continuava a fare le fusa anche quando lo accarezzavamo. Scene strazianti che si conclusero dopo quasi tre settimane, in cui la ferita, ormai avanzata e degenerata, non lasciò scampo. All’epoca la storia toccò molto l’opinione pubblica. La famiglia, scioccata, fece stampare un manifesto 6 metri per 3 e lo affisse vicino allo stadio di Grosseto, per dare massima visibilità possibile alla campagna di sensibilizzazione portata avanti dalla Lav sul tema dell’uccisione degli animali di cui la brutta storia di Bombolo era diventata testimone.
E il gatto di via de Barberi. Passato circa un mese dal “fattaccio”, un’altra storia simile successe in via de Barberei, a Grosseto dove un altro micio fu colpito da un fucile ad aria compressa. In quel caso - com’è successo a Scrat - si salvò. Ma la storia insegna che la brutalità degli uomini-bestia nei confronti degli animali non è mai tramontata, arrivando ai giorni nostri.
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