Il Tirreno

Grosseto

Sotto accusa genitori e titolari di locali

di Gabriele Baldanzi
Sotto accusa genitori e titolari di locali

Si accende il dibattito sulla vicenda della minorenne in coma etilico e del bagnetto fatto chiudere a Castiglione

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Un dibattito acceso, con accuse, parole forti, la promessa-minaccia di tirare fuori immagini shock su ciò che si combina, praticamente ogni sera, sul muretto della passeggiata, nel lungomare di Castiglione della Pescaia. I sigilli che alla vigilia di Ferragosto sono scattati al bar di un notissimo stabilimento balneare della stazione turistica hanno scatenato i frequentatori del web.

L'antefatto. Il questore di Grosseto, tre giorni fa, ha emesso un'ordinanza restrittiva dopo che una ragazzina di 14 anni era finita in coma etilico per un giro di “shottini”, l'ultimo di una serie di episodi del genere accertati dalle forze dell'ordine. Un'ordinanza che vieta la somministrazione di bevande e alimenti per dieci giorni. Un danno economico e d'immagine per il bagnetto, ma soprattutto la prima volta che Castiglione balza alla cronache per un fatto simile. Preferisce non commentare, non entrare nel merito della vicenda il sindaco Giancarlo Farnetani: «Ci sono indagini in corso, non ho nulla dire. Se non che con la municipale abbiamo fatto moltissimi controlli, su orari, rumori, etc».

«Si fa finta di non vedere – spiega su Facebook Marco Altomani, che come dj passa molte ore a contatto con i barman del bagno sotto accusa – il problema non sono gli stabilimenti balneari. Domando: se un maggiorenne prende da bere per un minorenne di chi è la colpa? Qui i baristi il documento lo chiedono sempre, manco fossero carabinieri o polizia. Lo so per certo perché ci lavoro assieme. Forse la municipale dovrebbe controllare di più la situazione nel complesso. Per esempio guardare cosa succede nel retro degli stabilimenti, dove c'è il famoso muretto: i minorenni le bottiglie non le prendono certo da noi, ma in qualche supermarket e poi vengono a consumarle qui intorno».

Romina Mazzuoli la pensa più o meno allo stesso modo e lo scrive sulle pagine de Il Tirreno.it: «E' facile incolpare il bagnetto quando non si sta dietro a i propri figli. Una bimba va in coma etilico con una bottiglia di vino alle 2 di mattina e invece di domandarsi dove erano i genitori si procede contro l'esercente più vicino..». Pensieri e posizioni che trovano molti sostenitori. Su Facebook, commentando la notizia, Giada Bonucci si domanda: «Ok, i locali vengono chiusi, ma al cervello dei vostri figli cosa pensate di fare? Se si drogano scommetto che il problema è lo spacciatore e se fumano del tabaccaio».

Sul fronte opposto, però, ci sono le famiglie e coloro che invece salutano con soddisfazione il provvedimento del questore. Tra questi Marco Miglianti, che si definisce “uno dei genitori indignati”. «Vendono birre, vodka e superalcolici ai 13enni – scrive – Ragazzi che peraltro li dimostrano tutti gli anni che hanno. Ma ho sbagliato io a mandarli senza controllare, non sbaglierò più». Poi aggiunge. «Se un bambino viene al banco pensate sia giusto vendergli di tutto…?». Adriana Chechi è un altro genitore di ragazzi che erano lì proprio la sera del fattaccio. «Bisognerebbe smettere tutti di mandarceli, però non è nemmeno logico che un locale basi la sua economia sulla vendita di alcolici e superalcolici a prezzi modici. I genitori sbaglieranno, i figli pure, ma è giusto che questa gente chiuda».

Francesca D'Angelo invece è pilatesca: «In questi casi multa sia per i genitori che per il gestore».

Alessandra Vegni sta dietro a un banco e l'esperienza gli ha insegnato questo: «La posizione del gestore è difficile. Io chiedo sempre il documento, poi però ti arriva il furbetto di turno, che è maggiorenne, compra e distribuisce fuori dal locale anche ai più piccoli. Oppure cenano con acqua,escono e nel piazzale tirano fuori dalle borse vodka e superalcolici comprati al supermercato. Poi rientrano e vanno a vomitare in bagno o si sentono male dentro. E ti chiudono. Non so come siano andati i fatti, ma non mi sento di demonizzare. Paradossalmente mi potrebbe capitare la stessa cosa pur non avendo disatteso la legge».

Con pseudonimo o con il proprio nome anche altri prendono le difese della struttura destinataria del provvedimento. «Chi gestisce un bagno si alza la mattina alle 5 e chiude all'1 di notte. Non credo abbia bisogno di vendere qualche shottino in più a un minorenne, sapendo cosa rischia…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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