Il presidio
Commozione ai funerali di Simone. Il padre: “Era una persona speciale” - Foto
Pierluigi Camilli ha preso la parola nella chiesa di Pitigliano: “Dalle parole dei suoi amici a Gerusalemme mi sono reso conto che non conoscevo mio figlio”. Presente l'ambasciatrice palestinese
PITIGLIANO. "Simone è morto in un posto che si chiama La Valle degli Ulivi. Per noi cristiani l'ulivo è un segno di pace, e me lo sono messo al cuore. Forse può essere un simbolo, questo ulivo". La signora Maria Daniela ha un filo di voce, ma il suo messaggio è potente. È un messaggio di pace, nel giorno in cui dà l'addio a suo figlio morto mentre documentava la guerra nella Striscia di Gaza.
La cattedrale di Pitigliano era gremita, oggi pomeriggio, 15 agosto. Nel giorno in cui i cristiani celebrano la festività dell'Assunta, la "piccola Gerusalemme" - così viene chiamto il paese, sede un tempo di una nutrita comunità ebraica, di cui oggi sopravvivono pochi rappresentanti, la sinagoga e il vecchio ghetto - dà l'addio a Simone Camilli, reporter della Associated press, morto a Gaza il 13 agosto mentre documentava il disinnesco di una bomba israeliana.
Simone era figlio del sindaco di Pitigliano, Pier Luigi. E a Pitigliano ha ricevuto l'ultimo abbraccio della comunità, stretta intorno al primo cittadino, alla sua famiglia - la madre, le sorelle Benedetta e Chiara, la compagna Ylva, la figlioletta Noor - e ai tantissimi amici e colleghi della Ap venuti da tutto il mondo.
Un dolore dignitoso, quello della famiglia e dei pitiglianesi. Il paese è a lutto. Tutte le feste sono state sospese e nel pomeriggio i negozi hanno chiuso. Via Roma, la via che porta alla cattedrale, è un corridoio di rose bianche attaccate alle porte delle botteghe. Ad ogni rosa un biglietto: "Ciao Simone". I turisti si avvicinano, chiedono spiegazioni. Sì, sanno di quel giovane reporter ucciso a Gaza. Si allungano verso la cattedrale, si fermano a guardare i documentari girati da Simone, che i colleghi mandano in loop in una saletta attrezzata apposta accanto al sagrato. Qualcuno, pur non conoscendolo, si avvicina al sindaco.
La morte del reporter, 35 anni, ha scosso profondamente il Paese e la comunità internazione. E la piccola Pitigliano ha salutato il suo figlio con un giorno di lutto e una messa solenne, celebrata dal vescovo Borghetti e da tutti i parroci del Comune, con letture anche in inglese. Presenti i sindaci dei comuni vicini (Manciano, Sorano, Magliano, Roccalbegna), l'assessore Carosi per il Comune di Grosseto, il vicepresidente della Provincia Sabatini e le istituzioni statali: il sottosegretario Mario Giro, il presidente dell'Anci Fassino, l'assessore regionale Bramerini, i deputati Sani e Nicchi. L'ambasciatrice palestinese Mai Keili è venuta con una delegazione provvista di bandiere, che sono state fatte lasciare fuori. C'erano poi il console italiano a Gerusalemme, l'imam di Firenze, e presidente dell'Ucoii Izzedin Elzir, le istituzioni militari della provincia e i boy scout.
Ma soprattutto c'erano loro, i colleghi e amici di Simone della Ap. L'agenzia ha inviato rappresentanti da ogni parte del mondo, a Pitigliano insieme al presidente, Gary Pruitt, e all'ex capo dell'uffico Ap per il Medioriente, Chris Slaney. Anche lui ha parlato in chiesa, ricordando anche l'interprete morto insieme a Simone e il fotografo, rimasto ferito. E ha ricordato, in italiano, il momento in cui assunse Simone, nel 2007. "Il suo lavoro era lontano dalla linea di fuoco - ha detto commosso - lui raccontava le storie della gente, era un artista. A Gaza il ragazzo di Pitigliano con la telecamera sarà ricordato e mancherà a tutti".
La bara di Simone è una semplice bara in legno grezzo. Su di essa posa il suo sguardo pieno d'amore la moglie di Simone, Ylva, che tra le lacrime trova la forza di leggere un'ultima lettera d'amore al suo uomo, dal primo incontro in una via di Gerusalemme, all'ultima videochiamata su Skype: "Sei l'uomo più puro che abbia mai conosciuto, mi sento benedetta per questo".
Il padre di Simone, il sindaco Pierluigi Camilli, è rimasto davanti alla cattedrale per tutto il giorno. Un sorriso mesto per chiunque gli si avvicinasse: compaesani, turisti, amici del figlio. "A Gerusalemme tutti gli amici di Simone ci hanno detto che era una persona speciale. Ho sempre cercato di fargli fare il concorso in Rai; mi diceva: "e poi che faccio, mi metto seduto?" Ho scoperto in mio figlio un professionista e un padre".
La madre di Simone ha promesso che tornerà nei luoghi in cui suo figlio è morto. "All'ospedale di Gerusalemme mi è venuta incontro una donna. Era vestita da araba, parlava in arabo, non la capivo. Ma poi ha detto "mammi" e ho capito che forse viveva un dramma come il mio. Io non sono israeliana, non sono palestinese, ma l'ho incontrata nel dolore. E ho capito che forse non siamo più umani quando trattiamo gli altri come oggetti e come numeri. Io devo tornare lì per fare qualcosa in modo che si possa rimanere umani".
L'uscita della bara è stata accompagnata da un applauso. Una folla silenziosa ha percorso in corteo funebre il paese. Simone riposa nel cimitero di Pitigliano.
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