Italia
Un sensitivo si offre per le ricerche di un anziano scomparso: "Lo troverò grazie a un pendolino"
Franco Nofri pratica la radioestesia e tende una mano alla famiglia di Antonio Proia: «Potrei essere d’aiuto, non ci guadagno niente»
FOLLONICA. «Non voglio niente in cambio. Voglio io dare qualcosa. Un aiuto, una traccia, un indizio per ritrovare Antonio Proia». Franco Nofri, 67 anni, di professione muratore, si fa avanti. Cartina geografica sul tavolo, pendolino in mano, sostiene di poter localizzare, più o meno precisamente, le persone scomparse. E si mette a disposizione della famiglia di Antonio Proia, il pensionato ottantenne scomparso nel nulla a novembre 2013 mentre era per boschi nei dintorni di Follonica.
Di Proia non si è più saputo niente. Ci sono state ricerche, fatte a ridosso della scomparsa e poi, più avanti, su iniziativa di volontari. Poi si sono interrotte anche quelle. Sabato la figlia di Antonio Proia, Anna Rita, ha affidato al Tirreno una lettera aperta al Comitato Carnevale di Follonica perché possa mobilitare persone disposte a partecipare alle ricerche, «in riconoscenza – ha scritto – di un uomo che ha prestato servizio nella nostra cittadina negli anni migliori della sua vita, per dare un’ultima speranza alla sua famiglia».
A quell’appello, da Grosseto, ha risposto anche Franco Nofri, che con il Carnevale non c’entra niente ma che quanto a ricerche potrebbe – sostiene lui – dare una mano. Nofri pratica la radioestesia, una pratica antichissima che consiste nell’uso di uno strumento semplice come una bacchetta, un pendolo o simili, per localizzare con una sorta di emanazione energie o vibrazioni.
Rientra in questa pratica la ricerca di acqua nel sottosuolo ma qualcuno sostiene di poter usare questa pratica anche per individuare persone scomparse o oggetti nascosti con l’aiuto di un pendolino che vibra. «In questo caso – dice Franco Nofri – noi sensitivi siamo come stazioni riceventi che possono captare il “segnale” unico e riconoscibile che viene emanato da un corpo o da un oggetto. In questa pratica abbiamo bisogno di un “testimone”, di solito una foto oppure un oggetto personale. Funzionano bene i fazzoletti con cui lo scomparso si è asciugato la fronte».
La prudenza, in questi casi, è ovvia e lo stesso Nofri riconosce che, quando si parla di sensitivi, bisogna andarci con i piedi di piombo. «Purtroppo nel nostro ambiente ci sono tanti ciarlatani – dice – e questo getta un’ombra su tutta la categoria. D’altro canto le forze dell’ordine ci guardano con sufficienza. È capitato che non ci abbiamo ascoltati e poi i casi si sono risolti nel modo che noi avevamo annunciato. Comunque, io non chiedo niente, non ci guadagno niente. Ho aiutato tante persone. Mi metto solo al servizio di chi ha bisogno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
