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Le nuove aperture sono sempre più rosa
Donne alla guida delle società nello studio di Camera di commercio, ma la crisi morde ancora
GROSSETO. In Maremma torna positivo il saldo tra imprese aperte e chiuse nel secondo trimestre 2014: più 155 unità. Cresce pure la quota di attività “rosa”, quelle a prevalente guida femminile.
Ma sono risultati che non devono trarre in inganno: la crisi non è affatto finita. Agricoltura, edilizia, commercio e manifatturiero sono ancora nel tunnel.
Questi i risultati dell’approfondimento condotto dall’ufficio studi della Camera di commercio sui numeri rilasciati qualche giorno fa da Infocamere. «Il riconosciuto saldo positivo – spiegano dall’ente camerale - non deve trarre in inganno». D’altra parte, il secondo trimestre dell’anno, complice la propensione turistica, è da sempre quello in cui nascono più attività. Stupisce, semmai, la forte presenza di aziende condotte da donne: in Italia sono appena il 23,7%. Quota che sale al 24,5% in Regione e al 29,7% nel Grossetano. In Maremma, nella sola prima metà di quest’anno, ne sono spuntate altre 274. Ma questa, accanto alla crescita delle imprese di capitali (più 49 negli ultimi tre mesi) è la sola notizia positiva. Tutto il resto va a rotoli o giù di lì, con il tessuto imprenditoriale locale immerso nelle sabbie mobili. A cominciare dal turismo, penalizzato da un meteo che ha letteralmente impedito agli operatori del settore di lavorare per quasi tutto luglio. Ma riversare sulla troppa pioggia tutte le colpe di una piccola e media impresa ridotta alla canna del gas non è corretto. Come ricorda il presidente della Camera di commercio, Gianni Lamioni, esistono ancora «Troppi vincoli burocratici e anche una certa difficoltà di accesso ai finanziamenti, come è emerso il 14 luglio nella Giornata dell'economia».
Insomma, acciuffare dei quattrini grazie agli istituti di credito e mettere su un’attività non è affatto semplice. E i pochi fortunati che ci riescono si ritrovano a dover fare i conti con leggi, leggine e balzelli da mal di testa. Tutte cose che «demotivano i temerari dall'intraprendere una storia imprenditoriale». Inoltre, secondo Lamioni, «pesa un livello dei consumi compresso sul lato della domanda e una diffusa incertezza sul futuro del Paese, soprattutto da parte delle giovani generazioni».
Il rilancio passa anche dalle politiche di promozione del territorio, quelle che dovrebbero spingere un intero gruppo imprenditoriale in una risalita quanto mai necessaria. Ma per far questo – sostengono in molti – occorrono meno lacci e lacciuoli, meno centralismo (regionale o statale che sia) e maggiore attenzione alle ricchezze dei luoghi.
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