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Risparmiati 15 milioni in tre anni
L’impiego di farmaci con brevetto scaduto permette di contenere la spesa
GROSSETO. Parlare di guadagni e ricavi a proposito di salute fa storcere il naso. Eppure quella del farmaco è un’industria che ha dietro una ricerca costosa e davanti una distribuzione altrettanto onerosa. Insomma, farmaci e soldi sono un connubio inevitabile e le Asl non possono esimersi: oltre a dare il servizio migliore ai pazienti, devono evitare sprechi di denaro.
Negli ultimi tre anni l’Asl 9 di Grosseto ha risparmiato sulla spesa per i farmaci 15 milioni di euro, 5 milioni all’anno progressivi, che continueranno ad essere risparmiati in maniera stabile. «Negli ultimi anni – spiega Fabio Lena, responsabile delle Politiche del farmaco per l’Asl 9 – sono aumentati a dismisura i farmaci erogabili solo dagli ospedali, i cosiddetti farmaci H. Sono farmaci più nuovi, per i quali l’Aifa ha accelerato le procedure di registrazione e per i quali continuano a servire controlli di sicurezza più serrati, perché sono farmaci meno testati nella pratica quotidiana». Di contro altri farmaci, prima erogabili solo dall’ospedale, hanno fatto breccia nelle farmacie e sono disponibili al bancone. Ma non sono tutti uguali.
«Vi sono farmaci il cui brevetto è scaduto e quindi possono essere venduti a prezzo più basso, al netto del rincaro che, nei primi 20 anni, serve alle ditte farmaceutiche a recuperare l’investimento della sperimentazione», spiega Lena. «E altri ancora sotto brevetto, che costano di più. Ma molto di più».
Per fare un esempio, un famoso farmaco “griffato” per cardiopatici a base di rosuvastatina, sotto brevetto fino al 2016, viene commercializzato a 0,90 euro a compressa. Il farmaco equivalente, a base di atorvastatina, principio attivo simile ma con brevetto scaduto da due anni, si vende a 0,35 euro a compressa. «Ora _ spiega Lena _ in Italia le case farmaceutiche hanno l’obbligo di vendere i farmaci alle Asl con prezzi ribassati del 50%. Ma oltre a questo sconto applicano prezzi ancora più piccoli. Una compressa di rosuvastatina all’Asl costa, ad esempio, 0,00001 euro». Per la cronaca, si legge 1 centesimo di millesimo di euro, cifra così piccola che non esiste nemmeno in moneta. «Spesso i farmaci vengono venduti a questo prezzo perché si arruolino i pazienti su quel farmaco perché, una volta fidelizzato, il paziente continuerà a prendere quel farmaco per tutta la vita con costi molto più alti rispetto ad altri analoghi di pari livello clinico ma meno costosi. Con la non trascurabile differenza che i farmaci più recenti hanno un profilo di sicurezza meno indagato». L’obiettivo delle Asl si è dunque concentrato nel trovare quel delicato equilibrio tra appropriatezza clinica ed economica. Cioè dare ai pazienti farmaci all’altezza ma a minor costo. «E a Grosseto da 3 anni ci stiamo riuscendo», dice Lena.
Nel 2010, l’Asl 9 spendeva 45 milioni di euro per acquistare farmaci. «Abbiamo fatto una campagna per orientare i medici a prescrivere i farmaci migliori e meno costosi e ora spendiamo 30 milioni di euro, con un risparmio di 5 milioni all’anno che ha contribuito far a centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio. In più abbiamo migliorato l’assistenza come dimostrano le statistiche dell’Osservatorio sull’impiego dei farmaci». (f.f.)
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