Il Tirreno

Grosseto

Piattaforme al Giglio Gara d’appalto fissata a fine agosto

di Francesca Gori
Piattaforme al Giglio Gara d’appalto fissata a fine agosto

Il ministero punta alla rimozione delle strutture Una decina di aziende hanno risposto all’appello di Costa

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ISOLA DEL GIGLIO. Le piattaforme che hanno sorretto la Concordia sono state fatte per essere rimosse. E le manifestazioni d’interesse da parte delle aziende che parteciperanno alla gara d’appalto indetta da Costa sono già arrivate alla compagnia armatrice. Il 31 luglio infatti, la procedura è stata chiusa e ora Costa manderà l’invito a partecipare alla gara d’appalto che si concluderà a fine agosto con l’aggiudicazione alla ditta vincitrice. Sono una decina le imprese che hanno fatto presente a Costa di essere pronte a smantellare quelle strutture. I lavori cominceranno a settembre e la richiesta dei gigliesi, che volevano che le piattaforme restassero lì, adagiate sul fondale sul quale sono state installate, sembra essere destinata a restare lettera morta. Perché sia nel piano di Costa, quello che riguarda il ripristino ambientale del cantiere della Concordia, sia nelle intenzioni del ministero dell’Ambiente quella faraonica struttura subacquea dovrà lasciare l’isola.

Durante i lavori di refloating, quando ormai la nave naufragata quasi mille giorni prima a Punta Gabbianara ha mollato gli ormeggi e ha intrapreso l’ultimo viaggio verso Genova dove dovrebbe essere smantellata, i tecnici dell’Ispra, insieme ai vigili del fuoco, ai carabinieri e ai biologi incaricati dal ministero di studiare e capire in quali condizioni si trovino ora le piattaforme e con loro il fondale del Giglio, hanno cominciato a darsi qualche coordinata.

Intanto sull’isola il cantiere non si è fermato. Il ministero infatti ha prorogato il contratto di lavoro a Titan Micoperi che ora procederà a togliere dal fondale dell’isola del Giglio le 11 torri che erano state installate per sostenere la nave. Poi ci sarà da lavorare per ripulire dai detriti il fondale del Giglio e per capire come togliere prima e smaltire poi i sacchi di malta che erano stati messi sott’acqua. Ed è questa la parte che preoccupa di più i gigliesi e il sindaco Sergio Ortelli in testa. «Continuiamo a mantenere alta l’attenzione sui lavori di ripristino - ha detto il primo cittadino dell’isola del Giglio - perché come abbiamo sottolineato più volte, questa vicenda non si è chiusa con la partenza della Concordia». Una volta che questi lavori saranno finiti, toccherà agli specialisti di fondali e di ambiente chiamati a raccolta del ministero dell’Ambiente stabilire come intervenire per riportare i fondali del Giglio a prima della tragedia del naufragio della Concordia. Serviranno ancora alcune settimane prima i sub si immergano in quelle acque cristalline per fotografare esattamente la situazione perché ad oggi non ci sono proiezioni su quello che troveranno e nemmeno su cosa potrebbe provocare quei lavori di ripristino.

Quello che è certo, comunque, è che la volontà delle istituzioni è quella di portare via le piattaforme, senza che i gigliesi vincano quindi la battaglia di avere un sito per le immersioni capace di attirare turisti.

Costa pagherà per quei lavori di ripristino, che non saranno certo semplici da concludere e che, in totale, dovrebbero aggirarsi di 13 milioni di euro.

Soldi che verranno spesi e che, a differenza di quello che accadrà quando lo smantellamento della Concordia sarà finito, non verranno recuperati nemmeno in parte. I piloni di acciaio sui quali poggiavano le piattaforme infatti, erano stati riempiti di cemento per garantire maggiore stabilità a tutta la struttura. E l’acciaio con il quale quei piloni erano stati realizzati, non potrà quindi essere riciclato come invece accadrà per il ventre di quella nave che per quasi tre anni è rimasta lì davanti all’imboccatura dell’isola.

A raccontare una tragedia che nessuno, al Giglio, avrebbe immaginato di dover vedere davanti ai propri occhi.

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