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In Maremma anche la poesia si mangia à la carte
Giovani attori ai tavoli del ristorante: da Bukowsky a Totò ogni "piatto" ha il suo costo

GROSSETO. «Noi semo quella razza che l'è tra le più strane, che bruchi semo nati e bruchi si rimane». È Carlo Monni ad aver scritto queste parole per il capolavoro di Giuseppe Bertolucci. È Carlo Monni, con un giovanissimo Roberto Benigni seduto sulla canna della bicicletta a declamare quei versi. Una poesia che viene dal passato e che è finita nel menu che due giovani, Angelo Di Genio e Marco Bonadei, propongono in giro per l’Italia. Per far tornare la gente, quando è al ristorante, quando beve uno spritz per l’aperitivo o un gin tonic dopo cena, a nutrirsi di cultura.
I due attori del collettivo I Mangiatòri
Il 24 luglio, per la tradizionale apertura notturna dei negozi nel centro storico, i due ragazzi che hanno studiato alla scuola stabile di Torino, sono arrivati in piazza della Palma distribuendo i loro menu: Cesare Pavese, Charles Bukowsky, Dante e Totò. Antipasti, primi, secondi, contorni e dessert da gustare con le orecchie e con gli occhi, restando a bocca chiusa.
Succede così che una serata di luglio in centro a Grosseto, ai tavoli dell’osteria Farniente, si trasformi in un appuntamento estemporaneo con l’arte. «A volte, quando ci avviciniamo ai tavoli dei ristoranti e lasciamo il menu - dice Marco Bonadei - le persone ci trattano come se volessimo vendere loro le rose e ci dicono di no senza nemmeno aprirlo». Senza nemmeno avere la curiosità di scoprire cosa c’è scritto là dentro, privandosi della possibilità, per pochi euro, di fare una dedica speciale, magari, o di ascoltare dal vivo una poesia che fa battere il cuore.
Ma loro non si scoraggiano. In Maremma i due giovani attori del collettivo I Mangiatòri hanno offerto il loro graditissimo servizio anche ai tavoli dei locali di Castiglione della Pescaia. Con lo smoking e il fiocchino a versare nei calici sorsi di poesie che costano poco ma che danno tanto. Al cuore, soprattutto.
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