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Sprofonda nel fango e s’infortuna salvato dal verricello dei vigili

Sprofonda nel fango e s’infortuna salvato dal verricello dei vigili

ROSELLE. Tutto si consuma in un attimo: il terreno che cede, l’erba scivolosa, un sasso di troppo. Poi ti ritrovi immerso in un metro di fanghiglia. Ti dimeni, sbatti il torace contro una pietra....

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ROSELLE. Tutto si consuma in un attimo: il terreno che cede, l’erba scivolosa, un sasso di troppo. Poi ti ritrovi immerso in un metro di fanghiglia. Ti dimeni, sbatti il torace contro una pietra. Respirare costa fatica. Fradicio e infreddolito ti frughi in tasca. Trovi il cellulare: è la salvezza.

Quel che è accaduto giovedì a Domenico Aleotti, noto grossetano amante della natura, ha dell’incredibile. Mancano pochi minuti alle 19, via dello Sbirro, zona ex azienda agricola del Terzo. L'uomo sa che lì c’è un laghetto sistemato negli anni Cinquanta dall’ente Cellulosa. «Eppure passando con lo scooter vedevo pesci in fin di vita. Parlo di tinche e carpe da 10 chili l’una. Boccheggiavano». Quel bacino - circa 60mila metri cubi - è a rischio. «Lo stanno svuotando». Ecco perché Aleotti s’avvicina. Vuol dare un’occhiata. Ma il terreno scivoloso gli gioca un brutto scherzo. «Non ci sono cartelli che indicano la proprietà privata, dunque mi accosto per scattare qualche foto. È in quel momento che sprofondo fin sopra il ginocchio dentro la melma». È un attimo: Aleotti sbatte contro una pietra nascosta dal fango e si spacca tre costole. La testa si piega e finisce dentro la poltiglia. «Non ho respirato per un minuto, forse due. Stavo per perdere conoscenza». L’uomo non riesce a muoversi, ha un gran dolore al petto. Una gamba «s’incastra su qualcosa depositato sul fondo». Poi il lampo: zHo pensato che nella giacca della moto avevo il cellulare. Ho chiamato la titolare dell’azienda di cui sono ospite e ha mandato a soccorrermi i figli e un operaio». Ma l’operazione è complicata: «Rischiavano di finire nei guai anche loro». Vengono chiamati i pompieri che si precipitano sul posto con due mezzi. Arriva pure un’ambulanza. «Per tirarmi fuori hanno usato il verricello. È stata la fine d'un incubo. Immerso in quella fanghiglia nera, più provavo a muovermi e più sentivo qualcosa che mi tirava giù, verso il fondo». Roba da perdere la testa. «Una grossa mano me l’ha data il sangue freddo maturato nella mia esperienza in Marina». Aleotti viene portato in ospedale. Un bagno caldo, le cure del caso. «Mi hanno fatto la tac e diverse radiografie. Ho le costole rotte, sospette lesioni di sterno e spalla. Soffro di cuore, dunque mi tengono qui un altro giorno».

Ma facciamo un passo indietro. Come mai Aleotti s’è trovato in questa situazione? «Non per curiosità. Mi sono mosso per civismo. Senso di partecipazione, condivisione al destino d'una terra di cui sono innamorato. Uno dei posti più belli al mondo». Voleva qualche foto per provare a proteggere una porzione di Maremma. «Per anni ho visto arrivare in quel lago cicogne e animali d’eccezionale bellezza. Si fermavano là prima di andare verso la Diaccia Botrona». Ma una cosa dev’essere chiara: «Non voglio giudicare il legittimo proprietario dell’area. Ma fare una critica alle istituzioni che si sono fatte scappare questa perla mi pare il minimo». (m.b.)

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