Il Tirreno

Grosseto

Quando i politici girarono le spalle

Quando i politici girarono le spalle

A settembre il progetto passò la prima selezione ma naufragò due mesi dopo

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GROSSETO. Più che amara, è una Maremma amareggiata quella che esce dalla vicenda della candidatura a capitale europea della cultura 2019. La storia è nota. Fra cinque anni la capitale europea della cultura sarà una città italiana. La corsa parte un anno fa. Ventuno città vengono ammesse alla selezione: tra di esse, molte big compresa Siena e, a sorpresa, Grosseto e la Maremma, per le quali da qualche anno gli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra lavoravano nell’ombra.

La notizia è da prima pagina, anche perché se Siena nel frattempo aveva potuto contare su 400mila euro di finanziamento della Regione, i maremmani riescono nello stesso risultato con appena mille euro. Ma non tutti gioiscono. Non lo fanno gli amministratori e i politici locali che, invitati dagli artisti a partecipare ma senza squilli di tromba, girano le spalle alla candidatura del loro territorio e decidono di sostenere quella di Siena (vedi box in alto). Ci credono invece 400 imprenditori locali che, un po’ per mecenatismo, un po’ fiutando buoni affari derivati dall’inattesa pubblicità e dagli attesi visitatori attirati in Maremma dagli eventi culturali collegati al riconoscimento, aderiscono con entusiasmo.

L’avventura naufraga a novembre 2013 quando la candidatura maremmana viene scartata. Non perché il progetto non sia valido; chi il 12 novembre era al Mibac ricorda ancora il commissario inglese che, al termine dell’audizione per scegliere le sei destinate a contendersi il titolo di capitale europea, rincorre Cont per fargli di nuovo i complimenti. L’entusiasmo del commissario, però, non può niente di fronte al mancato appoggio delle istituzioni. Grosseto e la Maremma vengono scartate. Il prossimo novembre si saprà quale città sarà capitale. (f.f.)

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