Il Tirreno

Grosseto

Dalla “braciata” alla mobilità L’anno choc dell’Eurovinil

di Gabriele Baldanzi
Dalla “braciata” alla mobilità L’anno choc dell’Eurovinil

Il 4 luglio 2013 in azienda si festeggiavano le prospettive e la fiducia nel futuro dipinto come roseo I dipendenti: «Ci hanno presi in giro, già lo sapevano. È come l’orchestrina sul Titanic»

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GROSSETO. Le date sono importanti. E gli anniversari, a volte, hanno risvolti beffardi. È il caso di Eurovinil. Esattamente un anno fa, il 4 luglio 2013, il direttore esecutivo della Survitec Simon Withey annunciava a Grosseto grandi prospettive per la società di via Genova, in occasione di una festa con braciata e catering a cinque stelle nei cortili aziendali. Una serata indimenticabile, un’organizzazione impeccabile. Così la ricordano i dipendenti presenti. Ci sono ancora le foto: i sorrisi dei vertici e delle maestranze, la fiducia in un futuro dove la crisi dell'Italia e del continente - fu anche detto - sembrava non rappresentare una preoccupazione. Whitney parlò addirittura di prospettive di crescita. Un anno dopo - ancora 4 luglio - il mondo Eurovinil è capovolto. Viene aperta ufficialmente la procedura di mobilità per 78 dipendenti, 78 persone su 102 in esubero, che qui difficilmente rientreranno a lavorare. Insomma, una situazione drammatica.

Su Facebook c'è chi non ha mancato di sottolineare questo "anniversario", usando l'arma dell'ironia, che nella complessa vertenza EV non è mai venuta meno: dall'accampamento di aprile alle magliette nere di qualche giorno fa. «Grande lungimiranza, non c'è che dire», scrive Massimiliano. E altri, di rimando: «Il tragico, o meglio dire il grottesco, è che probabilmente loro già sapevano». In effetti il dubbio è legittimo. La festa di quella sera ha molto stonato. A posteriori.

Già a fine ottobre, infatti - neppure 4 mesi dopo - Eurovinil dava segnali di cedimento. «In un’ assemblea tra sindacati e maestranze - raccontano - veniva portata alla luce dall'ingegner Tommaso Canapa, neoamministratore delegato, una situazione delicata, con un fatturato in calo e la possibilità nel prossimo futuro di cassa integrazione ed esuberi». «Ma se davvero c'erano criticità come mai a luglio, nel momento del cambio di amministratore, era stata prospettata una situazione rosea, rassicurante? Chi ha mentito? E perché?».

Chi oggi sceglie di parlare con i giornali è nauseato da questa farsa. «La verità è che nel 2013 era stato effettivamente dimezzato il fatturato di 18 milioni dell'anno precedente. Dopo la chiusura ad agosto per ferie, l'attività era ripresa con un unico turno, ma la riduzione del lavoro sul momento non aveva destato particolare preoccupazione tra noi maestranze. Un po' perché cali di produzione nel nostro settore sono fisiologici, un po' perché le commesse, volendo - e noi lo sappiamo bene - ci sarebbero anche adesso».

«Essere l'appendice di una multinazionale - proseguono alcuni dipendenti - è come ballare sull'orlo di un precipizio. Siamo considerati zero. Basta sbagliare qualche scelta, fermarsi un attimo, una congiuntura sfavorevole, ed è finita. Negli ultimi anni è mancata la sperimentazione, siamo finiti ai margini del mercato. Ci siamo legati sempre di più a un nostro cliente, Losberger GmbH, gruppo leader nella produzione e noleggio di depositi, tensostrutture, tende. E abbiamo perso figure importanti. Le feste servivano a mascherare i problemi. Come l'orchestrina sul Titanic».

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