Il Tirreno

Grosseto

«Un sovraccarico fece funzionare male il generatore di emergenza»

di Pierluigi Sposato
«Un sovraccarico fece funzionare male il generatore di emergenza»

Concordia, in discussione i risultati della perizia suppletiva

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Dopo l'urto della Concordia contro lo scoglio delle Scole, il diesel generatore di emergenza (Dge) ebbe un malfunzionamento «determinato da un sovraccarico sopravvenuto appena il Dge è entrato in linea». Il processo nei confronti di Francesco Schettino riparte da qui, dalle conclusioni della relazione che il collegio peritale presieduto dall'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (nella foto Bf) ha depositato nei giorni scorsi: è la perizia suppletiva destinata ad approfondire alcuni aspetti relativi al naufragio del 13 gennaio 2012. Perizia che sarà illustrata e discussa da oggi per una no-stop programmata fino al 4 luglio e che vedrà anche il contributo degli esperti nominati dalle parti, i quali hanno partecipato ai lavori insieme allo stesso Schettino (presente a entrambi gli accessi sulla Concordia avvenuti a gennaio e febbraio). Oltre al funzionamento del generatore diesel di emergenza, la perizia ha riguardato la posizione e il funzionamento degli ascensori, lo sganciamento di alcune scialuppe di salvataggio e gli apparati informatici della nave.

"Dge partito regolarmente". L'ammiraglio Cavo Dragone ha illustrato la sintesi delle risposte ai quesiti del Tribunale. Subito dopo il pm Maria Navarro ha posto due domande: a proposito degli ascensori, il professor Enzo Dalle Mese ha risposto che la procedura di emergenza è fatta appositamente per evitare che qualcuno rimanga intrappolato e che il Dge non ha avuto alcuna influenza sull'allagamento progressivo. Poi è stata la volta dell'avvocato Giuliano Leuzzi (Codacons) che, come era prevedibile, ha aperto il fuoco sulle conclusioni peritali. In particolare, il legale (assistito dagli esperti guidati dal professor Bruno Neri) ha chiesto perché, se il sovraccarico è stato basso come dichiarato dai periti, l'interruttore 901 (destinato a collegare il Dge con la linea di alimentazione di emergenza) che pure doveva sopportarlo non ha funzionato. Secondo Dalle Mese, quanto avvenuto ha comportato comunque un "salto delle logiche" dell'apparecchiatura. Le prove di laboratorio hanno accertato che il 901 poteva scattare in caso di sovraccarichi bassi ma che la quantificazione della tensione non è possibile. "Comunque - ha aggiunto Dalle Mese - il Dge si è attivato regolarmente, il 901 ha funzionato regolarmente. Il sistema di emergenza è partito regolarmente e in tempi ristrettissimi. Non sembra che il Dge avesse problemi in sé". Ma il confronto è stato aspro e il presidente Puliatti è dovuto intervenire per far moderare i termini

"Ascensori in movimento". Un altro argomento affrontato dalle perizie è stato quello del funzionamento degli ascensori, dal momento che in uno di quei vani - dalle porte rimaste aperte - furono trovati dei cadaveri, passeggeri precipitati nel momento in cui la Concordia si era rovesciata. Il professor Dalle Mese ha spiegato che tutti gli ascensori dovevano posizionarsi come da procedura di emergenza al ponte 4 "al massimo entro sei minuti", poiché è previsto che in un minuto ciascun apparato debba rispondere all'emergenza e che il gruppo più numeroso è composto da 6 ascensori. "Ci si aspetterebbe che dopo 6' non ci dovessero essere più ascensori in movimento. Ma gli ascensori non sono monitorati". E secondo la perizia, comunque, furono 15 gli ascensori che vennero alimentati dopo che si attivò la procedura di emergenza e che "consumarono" energia al punto da determinare (è questa la causa ritenuta principale) il sovraccarico del Dge.

Logica in tilt. All'Avvocatura dello Stato (avvocato Pinna) è interessato approfondire la questione ascensori. Perché il consumo di  tutti e 15 gli ascensori partiti comporta un assorbimento di energia pari a 400 kw, distante dal punto critico per il Dge: "Cos'altro è accaduto, allora?". Il professor Dalle Mese ha spiegato che gli ascensori si sono sommati ad altre utenze, per un totale di assorbimento di 1.800 ampere distante solo di 150 ampere dal livello limite. Il sovraccarico non ha fatto scattare l'interruttore 901 ma ha determinato il malfunzionamento generale. "E' andata in tilt anche la logica degli ascensori. La corrente viene e va, le porte si aprono e si chiudono in tempi in cui non dovrebbero". E se alcune porte sono state trovate sfondate, ciò può essere dovuto perché, come dichiarato dal costruttore, basta una pressione di 350 kg: "Anche una massa d'acqua, anche i corpi delle persone possono aver determinato lo sfondamento", ha aggiunto Dalle Mese, specificando che l'intervento dei sub e dei soccorritori potrebbe comunque aver modificato lo stato dei luoghi.

Dge sottodimensionato? La domanda l'ha posta l'avvocato Michelina Suriano, che rappresenta alcuni naufraghi. "Secondo noi - ha risposto Dalle Mese - era dimensionato per tutte le utenze messe nel conto nel bilancio energetico. Il problema è che c'è una differenza con le utenze effettivamente alimentate. Anzi, è la sequenza di alimentazione il problema. Chi decide la sequenza? E' l'armatore". Ma su richiesta dell'avvocato Ottavio Malugani, per Costa responsabile civile, ha poi precisato che è "il costruttore, non l'armatore". Si può dire che il calcolo energetico è stato errato? ha chiesto l'avvocato Cesare Bulgheroni: "Noi abbiamo parlato di difformità, non di errore" ha risposto l'ingegner Cantelli Forti.

Copie diverse della manutenzione. In un comunicato che riepiloga una parte dell'udienza, Codacons mette l'accento sul fatto che "in aula è stato fatto emergere il fatto che nel febbraio 2014 i periti hanno chiesto all'ingegner Mattazzi di Costa Crociere chiarimenti in merito ai file di manutenzione depositati dalla stessa Compagnia nel processo e che risultavano modificati in data 13 marzo 2012 cioè due mesi dopo il naufragio. L'ingegner Mattazzi risponde allegando una mail del 13 ottobre 2013 inviata da De Iaco (responsabile del sistema informativo di Costa) al dottor Carella (Vice presidente di Costa), con la quale il primo dice al secondo che esiste una copia "congelata" (un'istantanea dei dati fatta nel febbraio 2012, definita "frozen") tenuta da Costa in "cassaforte", diversa da quella depositata da Costa stessa agli atti del processo, e che "occorrerebbe quindi un atto di fede affinché qualcuno creda che i dati frozen siano effettivamente veri"".

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