Italia
La frana distrugge 40 anni di lavoro
Roccalbegna, i Giannelli hanno il podere sul terreno crollato Per primi hanno dato l’allarme: «Poi ci hanno abbandonati»
ROCCALBEGNA. «La frana ha inghiottito 40 anni del nostro lavoro e adesso che non muove più, nei campi da pascolo, distrutti, non ci possiamo mandare nemmeno una pecora. Per la strada, poi, che porta al nostro podere sopra Roccalbegna si arriva a stento. Un disastro per la nostra famiglia».
La strada provinciale 160 di Roccalbegna è stata riaperta al transito con grande entusiasmo dei residenti. Ma chi ha bisogno di utilizzare per il pascolo circa 4 ettari di terreno dei circa 70 interessati dalla grande frana grida aiuto. Per ora, però, nulla si muove.
Ivana Giannelli e il marito Aldo, i primi che si accorsero che una frana di dimensioni enormi si sarebbe abbattuta sulla provinciale e che videro sotto i loro occhi la terra che inghiottiva le loro “ricchezze”, un capanno, un recinto, alberi, sono ancora disperati. Anzi, lo sono più di prima.
«Ci fa piacere – dicono – che la 160 sia stata riaperta, ma alla nostra attività porta un beneficio relativo. Noi sappiamo solo che al podere dove teniamo il gregge, si arriva solo con mezzi forniti di gomme quasi da trattore. Il pascolo è impossibile, perché le pecore potrebbero cadere dentro quelle voragini. Andare col cavallo è impensabile. Si azzopperebbe subito».
Ivana lamenta la mancanza totale di interventi a vantaggio del suo lavoro. Anzi. Quello che è stato fatto su quel terreno, l’ha ulteriormente danneggiata. Lei si sfoga e dice: «Noi, mio marito ed io, veniamo da una secolare tradizione familiare di allevatori e contadini, che l’ambiente e l’allevamento ce l’ha nel sangue. Aldo sconvolto e disperato, davanti al pascolo segnato, cinque mesi fa, da una riga di terra sul prato verdeggiante, come una ferita, lo disse subito, mettendosi le mani nei capelli, che saremmo stati messi inginocchio. Su quei nostri campi una volta pascolati dal gregge, ci sono rughe dappertutto, spaccature profonde. Ora io non chiedo certo di poter fare il fieno in quei campi, ma il pascolo sì. Come le mantengo le pecore, che se ci vanno sopra rischiano di essere inghiottite o di azzopparsi? Come i cavalli».
Per portare via l’acqua dal terreno e interrompere la frana, gli operatori hanno creato delle forme in tutti i campi. «Forme che sono ostacoli insormontabili – dice la donna –. Bisogna che lì mettano dei tubi e poi ricoprano. Ma noi non esistiamo? Dopo la prima settimana non si è visto più nessuno. La breccia nella strada, spaccata e in bilico, l’avevano promessa, ma non si è vista. Hanno riattivato la corrente sistemando un motore che fa un rumore impossibile e ci impedisce di dormire. Hanno messo cavi in mezzo ai campi, intransitabili».
Le pecore e gli animali sono terrorizzati da quel rumore continuo e assordante. «Ma come si fa? Per quella strada – conclude – dobbiamo passare per portare il latte e poco tempo fa il lucchetto della catena in fondo alla strada è stato rotto e sostituito senza che noi fossimo avvertiti. E siamo rimasti con un palmo di naso. Chiediamo con forza che venga, se non risolta, per lo meno alleviata anche la situazione nostra e dei nostri animali. Ma velocemente, altrimenti chiudiamo bottega».
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