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Artigiani all’attacco «Ricorriamo a Napolitano»
GROSSETO. Liberalizzazioni in ambito artigianale: c’è l’aut aut delle associazioni. Il direttore di Confartigianato Mauro Ciani e il suo collega Cna, Renzo Alessandri, scrivono a sindaco e assessore...
GROSSETO. Liberalizzazioni in ambito artigianale: c’è l’aut aut delle associazioni. Il direttore di Confartigianato Mauro Ciani e il suo collega Cna, Renzo Alessandri, scrivono a sindaco e assessore al commercio. Orari precisi, giorno di chiusura settimanale e controlli. O sarà guerra.
Ai vertici delle associazioni non è andata giù la liberalizzazione imposta dal Comune ad acconciatori, estetisti e tatuatori. «O ci ascoltano o faremo ricorso straordinario al presidente della Repubblica». Nella missiva Ciani e Alessandri tornano a ribadire che no, la liberalizzazione prevista nel Salva Italia non può riguardare anche l’artigianato. Quel decreto, per le associazioni, si rivolge «espressamente alle attività commerciali e non a quelle artigianali». E infatti, «altri Comuni, in piena autonomia, hanno provveduto a evitare una liberalizzazione selvaggia mantenendo immutate ordinanze e regolamenti di settore». Cosa non avvenuta a Grosseto, dove a inizio 2014 il sindaco ha revocato l’ordinanza 432 del 1994, quella che stabiliva regole precise per il settore artigiano. «Proseguiamo la strada delle liberalizzazioni già intrapresa nel corso del 2013» aveva commentato Bonifazi. Ma il “tana libero tutti” non piace proprio a chi si sente aggredito dal rischio di un mercato senza freni.
«Le imprese del settore non sono contrarie a un aumento dell’orario di attività e della concorrenza, ma non approvano una liberalizzazione senza controlli» dicono Cna e Confartigianato. Ma è un muro contro muro. Nella lettera recapitata a capo della giunta e assessore le associazioni tornano a chiedere una retromarcia. E questa può arrivare solo onorando impegni ben precisi. Vogliamo che «nel territorio di Grosseto le aziende che operano nel settore dell’acconciatura, del tatuaggio e piercing abbiano obbligo d’osservare almeno un giorno di chiusura come riposo settimanale; che l’orario d’attività sia compreso tra le 8 e le 22; che l’orario d’apertura venga preventivamente comunicato al Comune per poter effettuare controlli adeguati».(m.b.)
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