Meteo
Chiude la concessionaria Iveco In dieci restano senza lavoro
GROSSETO. Chiude la concessionaria Iveco “Baroncini” di Livorno e per i suoi 75 dipendenti si aprono le porte della disoccupazione. Dieci dipendenti della società lavorano nella sede di via Aurelia...
GROSSETO. Chiude la concessionaria Iveco “Baroncini” di Livorno e per i suoi 75 dipendenti si aprono le porte della disoccupazione. Dieci dipendenti della società lavorano nella sede di via Aurelia Nord.
La notizia sarà comunicata ufficialmente questa mattina alle rappresentanze sindacali da parte di Maurizio Cocchi, amministratore delegato della “Fratelli Nedo e Roberto Baroncini srl”.
E se anche ieri Alberto Faccendoni della Fisascat Cisl lasciava aperto un piccolo spiraglio di speranza, sostenendo che l’azienda per adesso è rimasta abbottonatissima sulle decisioni e che «accanto alla liquidazione esiste ancora l’alternativa di acquisire marchi diversi da Iveco e ripartire in qualche modo», era Roberto Baroncini, presidente del consiglio d’amministrazione della società e storico patron del gruppo, a spazzar via ogni dubbio, anticipando al Tirreno quanto deciso «in maniera unanime e soffertissima» dal cda: «Chiudiamo». La decisione non è un fulmine a cielo sereno ma è comunque clamorosa. Perché se da un lato sono quattro anni che la concessionaria Iveco di Livorno sta usufruendo della cassa integrazione con orari che si sono sempre più ridotti per i dipendenti fino a toccare per alcuni un giorno di lavoro a settimana. La decisione è legata a doppio filo con la scelta di Iveco di non rinnovare il mandato alla concessionaria livornese. È su questa bocciatura che si snoda la questione. Secondo molti dipendenti si doveva far di più per tenersi stretta la Iveco: «Se da Torino hanno posto condizioni più restrittive - dicono - dovevano essere accettate visto che in ballo ci sono 75 posti di lavoro». Baroncini glissa sui motivi della separazione da Iveco e cerca di evitare ogni polemica col colosso torinese: «Iveco ha ristrutturato la rete in funzione dei nuovi numeri delle vendite. Oggi per sopravvivere in questo settore bisogna allargare il proprio raggio d’azione e anni fa abbiamo aperto anche a Grosseto. Prima di decidere la messa in liquidazione le abbiamo tentate tutte» Per i 75 dipendenti - di cui una decina operativi sulla sede di Grosseto - l’incubo disoccupazione potrebbe diventare realtà già da luglio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
