Il Tirreno

Grosseto

«Danni incalcolabili a causa del ripopolamento per la caccia»

Tre imprenditori di Castel del Piano, Daniele Ramadori, Simone Toninelli e Letizia Saccardi, fanno scrivere dall’avvocato una lettera indirizzata al direttore ambito territoriale Caccia gr7, alla...

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Tre imprenditori di Castel del Piano, Daniele Ramadori, Simone Toninelli e Letizia Saccardi, fanno scrivere dall’avvocato una lettera indirizzata al direttore ambito territoriale Caccia gr7, alla Provincia settore attività venatorie e al sindaco di Castel del Piano, per denunciare danni notevoli subiti da animali il cui numero è cresciuto a dismisura nella zona di ripopolamento del comune di Castel del Piano a Zancona, Anteata, Pozzuole, Montebendico. I tre, titolari di terreni coltivati a vigneto e oliveto, lamentano «una situazione divenuta ormai insostenibile verificatasi» sia negli anni precedenti che nel 2014 «dopo che è stata istituita la zona di ripopolamento di fagiani, caprioli e cinghiali», nelle località di pregio ai piedi di Montegiovi. Gli animali, diventati eccessivi (c’è divieto di caccia), stanno distruggendo le piccole piante di ulivo e in particolare le viti, aggredite in primavera durante lo sviluppo delle gemme e della fioritura. «Fin da aprile – dice la lettera – le piante di vite vengono private del sistema fogliare e dei grappoli, annullando la produzione di uva per diversi ettari e con il rischio di essiccazione delle piante, con danni incalcolabili». Nella lettera, l’avvocato Maurilio Toninelli a nome dei suoi clienti, ravvisa «nella costituzione della zona di ripopolamento, una grave responsabilità e una iniziativa poco previdente, in una zona dove sono stati impiantati, da qualche anno, vigneti e oliveti con la contemporanea immissione di caprioli, cinghiali e fagiani, in numero limitatissimo fino a qualche anno fa e ora incontrollato. Non sono per nulla sufficienti a frenarne l’aggressione sia le recinzioni a rete che quelle elettrificate, avendo i caprioli imparato a scavalcarle e i cinghiali ad abbatterle». «Faccio osservare – scrive l’avvocato – che le zone di ripopolamento vengono istituite solo per favorire alcuni appassionati di caccia (cinghiali e fagiani, mentre dei caprioli è consentita solo la caccia controllata, fuori dalla riserva». La lettera conclude che le ditte olivovitivinicole saranno costrette a chiudere e cessare ogni attività di reimpianto pur trattandosi di zona Montecucco e olivastra seggianese. I tre chiedono anche il risarcimento danni. (f.b.)

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