Italia
Giallo di Potassa: in una telefonata la premeditazione dell’omicidio
Nuovo interrogatorio in carcere per Antonino Bilella: il settantenne non ha risposto ai magistrati. Gli avvocati del custode: «Di quella conversazione con i figli della donna non sappiamo niente»
GAVORRANO. Ci sarebbe una telefonata che confermerebbe, secondo la Procura, che Antonino Bilella, il custode di Villa Adua a Potassa, aveva premeditato l’omicidio di Francesca Benetti, la cinquantacinquenne di Valdagno scomparsa il 4 novembre scorso proprio da quella grande casa dove il settantenne lavorava. Una telefonata che l’uomo avrebbe fatto ai figli della donna, qualche giorno prima, per chiedere loro se sarebbero venuti in Maremma nei giorni successivi. Per assicurarsi - è la tesi degli investigatori - che quel lunedì non ci sarebbe stato nessuno a Villa Adua a cambiare i piani dell’uomo. Per questo la Procura di Grosseto ha contestato al custode accusato di omicidio volontario anche l’aggravante della premeditazione che va ad aggiungersi a quello dell’occultamento di cadavere e ai reati di stalking e violenza sessuale.
Una telefonata della quale gli avvocati dell’uomo, Francesca Carnicelli, Riccardo Lottini e Alessandro Bartolozzi non sono a conoscenza e sulla quale, quindi, non danno risposta. Di quel contatto con i figli della donna avrebbero parlato alcuni testimoni che sono stati sentiti in questi mesi dai carabinieri. Il puzzle da comporre è ancora lontano dall’essere completato: manca soprattutto il tassello principale, il corpo della donna, che non è ancora stato trovato. Alla luce delle novità investigative, i sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro sono tornati in carcere per interrogare di nuovo il custode di Villa Adua che, a differenza dei due precedenti interrogatori, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un mistero ancora tutto da svelare quello della scomparsa di Francesca Benetti dalla sua casa di Potassa, dove sarebbe arrivata da sola il 4 novembre scorso per parlare con Bilella per poi sparire nel nulla.
Il custode settantenne, che è in carcere dallo scorso novembre e che è per ora l’unico accusato del delitto della Benetti, ha sempre detto di non entrarci nulla con la scomparsa dell’ex insegnante di educazione fisica di Valdagno che aveva scelto, dopo la morte del marito, di trasferirsi in Maremma. Ha raccontato, a più riprese, quello che era successo la mattina nella villa: l’arrivo della donna, da sola, per parlare con lui di lavoro. Poi la sua auto che usciva dal cancello, all’ora di pranzo, e nulla di più. Era stata lei ad assumere Bilella come custode della villa di Potassa, dopo che gli era stato presentato da alcuni amici.
Chi è stato sentito dai carabinieri ha raccontato l’inferno vissuto dalla donna, perseguitata dal custode e, in tre occasioni, palpeggiata al seno dal settantenne. Atti persecutori e molestie che sarebbero state commesse dall’inizio dell’anno fino al giorno della sua scomparsa ma che Francesca Benetti non aveva mai denunciato.
Tanto che, la mattina del 4 novembre, Francesca Benetti che doveva incontrare Bilella per risolvere alcuni problemi di lavoro, ha deciso di andare alla villa da sola, senza farsi accompagnare da nessuno.
LA CRONISTORIA: Scomparsa donna di 55 anni - Donna scomparsa nel Grossetano: c'è un fermo - "Uccisa dal custode", ma il corpo non c'è - Gli indizi accusano il custode
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