«Le nostre bandiere voleranno fino a voi»
Il dolore degli amici sbandieratori: «Non ci separeremo. E più forte faremo suonare i tamburi»
ORBETELLO. «La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto». Comincia così il saluto di una sbandieratrice, con la voce rotta dal pianto, al termine del rito funebre di Sara e Lorenzo. «Io sono io, voi siete voi. Ciò che ero per voi lo sono per sempre: datemi il nome che mi avete sempre dato, parlatemi come mi avete sempre parlato. Non usate mai un tono diverso, continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme. Sorridete, pensate a me e pregate per me. Che il mio nome sia pronunciato come lo è sempre stato senza alcuna ombra di tristezza. Il filo non è spezzato - continua la ragazza - perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri, solo perché sono fuori dalla vostra vista? Io non sono lontano, sono solo nella stanza accanto».
Dopo questa ragazza, un’altra donna legge. «Un vuoto immenso ci circonda, pensiamo di non sapere come uscirne, sappiamo che non potremo più toccarvi, abbracciarvi, ascoltare la vostra voce ma di certo sappiamo che non dimenticheremo mai i vostri sorrisi e i momenti passati insieme: il vostro ricordo rimarrà sempre con noi, più forte di qualsiasi abbraccio e più importante di qualsiasi parola».
Sul finale una sbandieratrice. «Non ci separeremo mai e ogni volta faremo volare le nostre bandiere così in alto che voi le possiate sfiorare e faremo suonare forte i nostri tamburi in modo che voi li possiate sentire. E i nostri cuori saranno sempre insieme». (i.a.)
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