Il Tirreno

Grosseto

Embolie per i sub, tre casi in un giorno «Allertate i soccorsi»

di Francesca Gori

Un turista si è presentato all’ospedale dopo ore dal malore I consigli del responsabile della camera iperbarica

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GROSSETO. Sabato sera, ha aspettato fino alle dieci per chiedere aiuto al 118. Era il primo pomeriggio quando un fiorentino quarantenne si è immerso all’Argentario. L’uomo era andato da solo a scandagliare i fondali della costa, a bordo di un canotto e munito di gav e bombole. Durante l’immersione, però, ha sentito che qualcosa non andava per il verso giusto ed è tornato in superficie. È salito di nuovo sul suo canotto ed è tornato a casa, probabilmente sottovalutando la natura di quel malore. Poi, la sera, quando il dolore è diventato più intenso, ha pensato che la causa fosse una colica renale. È salito sulla sua auto, diretto all’ospedale di Orbetello ma non ce l’ha fatta ad arrivare fino là: si è fermato per strada, ha chiamato il 118 che lo ha accompagnato all’ospedale. Solo dopo l’uomo ha raccontato dell’immersione del pomeriggio ed è stata, per questo, allertata la camera iperbarica. Ora il turista fiorentino è ancora ricoverato all’ospedale con qualche problema di mobilità.

Sono stati tre i sub soccorsi nell’ultimo fine settimana in Maremma: l’ospedale di Grosseto, insieme a quello di Pisa, ha realizzato un protocollo per le emergenze che fa balzare le due strutture toscane al secondo posto per numero di ricoveri dopo la Sicilia. Perché, oltre a chi deve utilizzare la camera iperbarica per curare alcune malattie croniche, le emergenze crescono ogni anno. «I casi maggiori - spiega Paolo Tanasi - riguardano l’avvelenamento da monossido di carbonio e i malori che colpiscono i sub. Ormai non è più un fattore stagionale: da gennaio a dicembre trattiamo continuamente emergenze di questo tipo».

Emergenze che riguardano, con l’arrivo della bella stagione, sub di tutte le età. «Dai 16 ai 70 anni - aggiunge Tanasi - anche se la media dei pazienti che ci arrivano hanno un’età media compresa tra trenta e cinquant’anni, uomini e donne in misura uguale».

Il caso del turista fiorentino arrivato all’ospedale ore dopo rispetto al malore che lo aveva colto sott’acqua è il classico caso da manuale: ovvero quello che non si deve mai fare quando qualcosa, durante un’immersione, va storto. «Abbiamo un protocollo Regionale che stabilisce tutte le tappe che devono essere seguite in questi casi - spiega il responsabile della camera iperbarica del Misericordia - e che prevede che venga dato subito l’allarme alla guardia costiera e contestualmente al 118. Pegaso è in grado di coprire tutta la costa, dal confine con la provincia di Livorno a quello con il Lazio in pochissimo tempo. In novanta minuti, si riesce a decollare da Grosseto, arrivare a prendere il paziente, stabilizzarlo e portarlo in camera iperbarica». Funziona in questo modo, quindi, il piano di salvataggio dell’Asl per chi presenta problemi durante le immersioni. «Se i tempi di soccorso sono brevi - aggiunge - le conseguenze per chi viene colpito da embolia polmonare sono minori». Chiamare subito i soccorsi senza stare a perdere minuti preziosi ad avvertire amici, parenti o altre persone. È questo il primo consiglio che l’Asl dà a chi è appassionato di pesca sub. «Ma anche chiamare immediatamente il nostro centro di medicina iperbarica e subacquea - spiega il medico - che è attivo ventiquattro ore su ventiquattro con un medico reperibile pronto a rispondere quando esiste il dubbio che un malore, magari successivo a un’immersione, possa o meno dipendere da questa e quindi possa o meno servire il ricovero in camera iperbarica». Il centro di medicina subacquea dell’Asl ha realizzato anche un depliant che è stato inviato a tutti i sub della provincia proprio per avvertirli dell’esistenza del servizio.

A Grosseto, nella camera iperbarica c’è posto per 8 persone. Se i sub riescono a stare seduti, ne possono essere trattai anche tre per volta. Un numero sufficiente, quando si ha a che fare con le normali emergenze estive. «Quando poi i casi sono maggiori - spiega Tanasi - possiamo dirottare qualche paziente su Pisa. Il protocollo è lo stesso, e funziona alla perfezione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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