Se ne parla adesso
«Non dobbiamo aver paura a incontrare i migranti»
Gli auguri di Pasqua del vescovo Cetoloni: usciamo da tutto ciò che è negatività La Caritas assicura il servizio mensa anche nei giorni di festa, attesi 50 ospiti
GROSSETO. È reduce da un incontro con i ragazzi del programma terapeutico del Ceis, alla Steccaia, il vescovo Rodolfo Cetoloni, quando incontra la stampa per gli auguri di Pasqua, la prima Pasqua che vive da vescovo di Grosseto. Monsignor Cetoloni parte da quell'incontro, dove un ragazzo, parlando della sua esperienza e della sua volontà di uscire dal tunnel della tossicodipendenza, prima ha usato il verbo al condizionale - «vorrei» - poi si è corretto, con un «voglio».
«Il senso della Pasqua – ha detto il vescovo – è proprio questo “voglio”, voglio uscire da ciò che è pesante, da ciò che è morte, negatività». Il vescovo Rodolfo si rivolge non solo ai fedeli, nell'augurare a tutti di essere contagiati dal messaggio di Pasqua. «La sua forza – dice – ribalta ogni peso che soffoca la vita, scardina il senso di apatia e di tristezza che inquina e uccide ogni impegno e ogni dedizione. Che tutti possiamo riappropriarci di un gusto di vivere non chiuso in sé, ma aperto al bene della condivisione, del dono, dell’incontro. Pasqua vince la morte, toglie la paura, sgretola i particolarismi, chiama ad ampliare i confini della propria fiducia e ricompatta coloro che si sono fidati del modo di vivere di Gesù. Egli ha indicato al mondo un modo di vivere che ha vinto anche la morte».
Il vescovo sottolinea, poi, che «la fede si incarna nelle situazioni in cui viviamo, anche in quelle che feriscono il nostro tempo e la nostra terra: il male profondo del peccato, la proposta di modi di vivere che non hanno anima, l’abbassamento dei livelli di vita dignitosa, la mancanza del lavoro, l’esclusione che porta allo “scarto”, le proposte di vita che inaridiscono i rapporti, il rinchiudersi nel proprio “benessere” facendo finta di non vedere». Monsignor Cetoloni ricorda che «questa fede, dentro la storia si è sempre tradotta in carità. I suoi contenuti prendono il volto di ognuno, specie di chi è solo, o si crede dimenticato: se vi è gioia è perché sia condivisa, se vi è vita è perché sia donata».
È quello che fa la Caritas diocesana che non interromperà il suo servizio nemmeno nel giorno di Pasqua: sono attesi una cinquantina di ospiti con gnocchi, carne con patate e colomba per tutti. «Ognuno – conclude il vescovo nel suo messaggio augurale – intuisca dove la gioia di Pasqua gli chiede di guardare. Prego il Signore perché tutti ne abbiamo il coraggio». Il coraggio di guardare, non più solo a se stessi, ma oltre, è, dunque, l'augurio che il vescovo rivolge a tutti. «Uno dei nostri impegni – dice – deve essere di allargare lo sguardo: per esempio, stanno arrivando qui dei migranti, non dobbiamo averne paura, invito tutti ad andare a incontrarli, non solo a mandargli un paio di scarpe... Hanno storie da raccontare...».
Enrico Pizzi
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