Il Tirreno

Grosseto

I pescatori chiedono una tregua

di Renzo Wongher
I pescatori chiedono una tregua

Incontro chiave in Capitaneria. Dopo il maxiverbale, gli operatori in crisi invitano al “buon senso”

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STEFANO. Si è chiusa con una stretta di mano non solo protocollare, ma sinceramente sentita da entrambe le parti, l’incontro tra Guardia Costiera di Porto Santo Stefano, una rappresentanza di operatori della pesca a strascico (cooperativa Costa d’Argento), l’assessore all’economia del Mare del Comune di Monte Argentario, il rappresentante provinciale della Coldiretti.

L’incontro è stato programmato dopo che la flottiglia dei motopesca santostefanesi, mercoledì, non era uscita in mare. Motivo: un controllo effettuato da una motovedetta della Capitaneria di Porto a un motopesca di Porto Santo Stefano, e che aveva fatto emergere irregolarità nell’attrezzatura da pesca del natante con relativo, salato, verbale e altri provvedimenti sanzionatori. Di chi la ragione? Il momento è difficile per tutti. Per la pesca a strascico il momento è drammatico e ha fatto scattare un gesto di protesta che per la verità è subito rientrato e ha fatto sbocciare il desiderio reciproco di un incontro chiarificatore. Incontro avvenuto ieri mattina in una riunione lunga e proficua. Che cos’hanno chiesto i pescatori all’autorità marittima? Una cosa sola: “Buon senso”. Ma in che cosa si può concretizzare la parola “buonsenso” quando si deve applicare a un contesto che vede in ballo normative precise e il compito di controllare che queste vengano rispettate? Per buonsenso si potrebbe anche definire il guardarsi all’interno delle proprie organizzazioni. Dal canto suo la Guardia Costiera non può che fare il proprio dovere e «lo facciamo - afferma il Comandante - in modo equanime senza preferenze, senza pregiudizi, senza essere contro nessuno, distribuendo in modo programmato gli interventi su tutta la fascia di mare antistante il litorale di nostra competenza senza intenti persecutori».

I pescatori lamentano, dal canto loro, una legislazione europea impossibile da applicare ai nostri mari e alle nostre specie ittiche e chiedono alla politica di revisionarla. Che cosa dice Antonio Manno, armatore di “Giorgia”, barca pomo della discordia? «Stampa e opinione pubblica devono convincersi che la categoria dei pescatori non è secondaria - dice - Io reputo quella dei pescatori una categoria primaria in quanto porta in terra con tanti sacrifici del prodotto di ottima qualità, e una produzione che deve essere difesa strenuamente. Non faccio questo discorso perché Giorgia è mia, ma perché siamo parte integrante della produzione e vorremmo essere considerati sotto questo profilo». È chiaro, prosegue, «che le regole ci sono e vanno rispettate e su questo non ci sono discussioni. Il regolamento 1198 del 2006, applicato nel 2010 andrà a verifica nel 2015; noi come Coldiretti ci impegneremo a verificare alcune situazioni per aggiustarle e migliorarle. In quel regolamento vi sono delle regole alcune applicabili, altre non applicabili, altre ancora parzialmente applicabili». Qual è il rapporto tra Coldiretti e le cooperative della pesca? «Noi da cinque anni abbiamo l’Impresa Pesca, affiancata a Coldiretti. Abbiamo un’organizzazione nazionale e ci occupiamo anche della pesca che è un’attività primaria alla pari del mondo agricolo».

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