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«Fare il sindaco è la mia passione cambierò Scarlino»
Monica Faenzi si presenta e lancia la sfida: sono qui per aprire tutti i cassetti. E dare risposte alla gente
SCARLINO. Assalto alla Rocca rossa. Dal 1960 infatti, anno in cui ha conquistato l'indipendenza da Gavorrano, Scarlino non ha mai avuto un'amministrazione di centrodestra. Neanche democristiana. Il primo sindaco è stato un socialista e i suoi successori hanno declinato tutte le sigle della sinistra, dal Pci al Pd. Monica Faenzi ci prova, convinta che l'impresa sia alla sua portata. «È la mia passione: sono nata per fare il sindaco» dice la deputata Forza Italia davanti alla sala gremita dell'Auser del Puntone. Alle sue spalle, il manifesto con il nome della lista civica che l'ha scelta come proprio candidato a sindaco di Scarlino. Un nome che suona tanto come uno slogan: “Il coraggio di cambiare”.
Partiamo dalla fine di questa mattinata di presentazioni. Faenzi ha appena finito di parlare, ha raccolto applausi su applausi e sta scrivendo un pennarello il proprio numero di cellulare sul manifesto appeso al muro. «Metteranno in giro tante voci, vedrete quante ne sentirete. Voi però telefonatemi pure: vi darò tutte le rassicurazioni e i chiarimenti». Con la gente che ha davanti, dice, vuole stringere “un patto di sangue”. «Sarete i miei unici interlocutori con cui confrontarmi sulle decisioni e non la Regione, i mostri sacri della politica locale né i vertici nazionali del mio partito». Perché è questa è una delle due voci che si sono fatta largo dopo la sua discesa in campo a Scarlino: «non sono la velina di Berlusconi. Quando faccio il sindaco nessuno mi dice cosa fare». La seconda, invece, è che il doppio ruolo deputata-sindaco la possa portare a disertare troppo spesso gli appuntamenti in Maremma. «Sto tre giorni a Roma, ma negli altri tre potrò tornare qua, anche ad aprire i cassetti chiusi da sessant'anni». Ci mette un attimo Faenzi a rovesciare la medaglia: «I problemi qua non sono il sindaco Maurizio Bizzarri o il candidato Marcello Stella, che non nominerò più in questa campagna elettorale - assicura - ma i mostri della politica. Secondo voi l'area industriale del Casone non è ad estrazione politica? Ecco, io voglio far luce e dare sicurezza ai cittadini dopo sessant'anni in cui non hanno saputo nulla di quello che accadeva e nel caso portare queste vicende in aula».
Ostenta il tatuaggio maori che ha sul polso, parla dosando bene affondi e rassicurazioni e il pubblico l'applaude a più riprese. Esalta la squadra Faenzi, esordendo con un appello rivolto anche agli avversari: «Spogliamoci, perché i partiti non devono entrare in queste realtà, dove serve soltanto il senso di responsabilità». In sala c'è un gruppo di castiglionesi. «Chiedetelo a loro: la prima volta a Castiglione mi sono candidata come indipendente. E in dieci anni non ho mai avuto un avviso di garanzia; solo qualche denuncia per diffamazione, perché ho sempre detto quello che pensavo». Avanti con una civica allora, dove sono confluite tutte le forze di centrodestra: Fi, Udc, Fdi, le civiche La Rinascita e Scarlino Insieme, accompagnate dall'associazione Caccia, Pesca Natura. «La nuova Scarlino l'ho già in mente - dice - Mio marito qua ha un campeggio e i turisti, d'estate, ci chiedono dove possono andare la sera, se a Follonica o a Castiglione. E questo non è accettabile: dobbiamo sfruttare tutte le potenzialità del territorio». Poi tocca argomenti chiave per Scarlino, dall'inceneritore («dobbiamo essere parte attiva nei controlli») ai servizi (proponendo «un sistema di bus navette»). Compatti verso la sfida, un gioco che Faenzi conosce bene. Eccola di nuovo in campo. «È la mia passione».
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