Meteo
Altre tre profughe se ne vanno, in taxi
Le ragazze, tutte nigeriane, si sono allontanate da Batignano martedì mattina. «Hanno ricevuto telefonate dai parenti»
GROSSETO. Hanno chiamato un taxi, hanno raccolto le loro poche cose e, dopo una notte nel centro di accoglienza faticosamente allestito dalla diocesi a Batignano, se ne sono andate facendo perdere le loro tracce.
Dopo le tre ragazze eritree che si sono allontanate venerdì scorso, appena arrivate, altre tre migranti, questa volta ospitate nell’ex asilo del Cottolengo a Batignano, se ne sono andate di spontanea volontà martedì mattina.
Sono tre nigeriane, spiegano dalla prefettura, che facevano parte del gruppo di quaranta migranti umanitari arrivati giusto una settimana fa in provincia di Grosseto nell’ambito del piano nazionale di accoglienza dei 3.500 migranti fuggiti dall’Africa e approdati a Lampedusa il 18 e 19 marzo.
Le tre ragazze avevano trascorso i primi tre giorni nel primo centro d’accoglienza, allestito dalla Protezione civile comunale nell’ex palestra di Marina di Grosseto. Poi, insieme ad altre venti persone, erano state inserite nel gruppo di migranti destinato a soggiornare a Batignano, preso in carico dalla diocesi che qui possiede l’ex asilo del Cottolengo, gestito dalla cooperativa sociale Solidarietà e crescita.
Un altro gruppo più piccolo è stato invece alloggiato in una struttura in città, in via Trento, gestita dalla cooperativa Uscita di sicurezza.
Le tre ragazze hanno dunque passato la notte a Batignano e la mattina dopo se ne sono andate. I volontari dell’associazione le hanno viste salire in taxi.
«Ci hanno dato la notizia i volontari della cooperativa» spiega il prefetto di Grosseto, Anna Maria Manzone che, come già detto nei giorni scorsi, ripete che i migranti non sono obbligati a restare nei centri di accoglienza.
«Risulta che abbiano ricevuto telefonate da connazionali – spiega il questore Michele Laratta – e, probabilmente, hanno voluto ricongiungersi a loro, cosa che è piuttosto frequente in questi casi».
Il questore spiega anche il motivo della tempistica dell’allontamento. «Non abbiamo ancora terminato le operazioni di riconoscimento dei migranti, cosa che faremo domani (oggi per chi legge, ndr) – spiega Laratta – e non è un caso che gli allontanamenti si verifichino nei primissimi giorni dell’arrivo. Una volta identificati e organizzata l'accoglienza, infatti, se i migranti si allontanano e poi vengono rintracciati, si vedranno rifiutare lo status di rifugiato. Se si allontanano prima dell’identificazione lo fanno perché tentano di raggiungere l’estero, dove magari hanno dei parenti e dove possono presentare ex novo la richiesta di asilo». Che a quel punto ha il vantaggio di essere fatta nel Paese dove vivono i familiari e, magari, viene accettata più velocemente di quanto non succeda in Italia.
«Non per niente a Prato, dove pure sono stati ospitati quaranta migranti, nel giro di poco se n’erano andati tutti», spiega il questore.
Nel caso delle tre nigeriane, però, il rischio di aver problemi a ottenere lo status di rifugiate è più alto che non per le tre eritree che si sono date alla fuga una settimana fa. Le nigeriane, infatti, sono state identificate e, in caso di controllo, possono essere riconosciute, con le conseguenze appena descritte.
Il questore tranquillizza infine su un preoccupante sospetto che aveva cominciato già a circolare tra i volontari. Le sei persone andate via sono tutte donne giovani: che dietro questi allontanamenti ci sia la mano delle organizzazioni criminali di tratta di schiave da destinare al mercato della prostituzione? «Lo escludo – spiega il questore Laratta – per via delle telefonate ricevute dai familiari. Ripeto: di solito i migranti cercano di raggiungere i parenti, che si trovano magari in altri Paesi europei». E chi ha affrontato la traversata del Mediterraneo su barconi di fortuna difficilmente troverà impenetrabile un valico di frontiera.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
