Il Tirreno

Grosseto

SANITÀ E SOCIALE

Un bel progetto mai realizzato «Che fine ha fatto?»

di Alfredo Faetti

MASSA MARITTIMA. C’è un progetto che non è mai decollato. O almeno, nessuno ne conosce i frutti. Si chiama “Protocollo d’intesa sulle politiche della salute dell’area delle Colline Metallifere”, nato...

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MASSA MARITTIMA. C’è un progetto che non è mai decollato. O almeno, nessuno ne conosce i frutti. Si chiama “Protocollo d’intesa sulle politiche della salute dell’area delle Colline Metallifere”, nato e studiato per dare assistenza no stop a tutte le persone non autosufficienti del territorio. A promuoverlo fu la locale Società della Salute e a sottoscriverlo tutti i Comuni della zona: la firma è del 2007, ad oggi non si conoscono i risultati concreti di questa iniziativa.

Che pure di risultati ne prevedeva molti: oltre all’assistenza, il protocollo dava il via anche alla costituzione di un “punto unico di accesso” e dell’unità di valutazione multidisciplinare. Un impegno di forze e risorse dai nobili scopi pratici, di cui si sono perse le tracce.

A tirar fuori di nuovo la vicenda è il movimento Massa Comune, che ha consegnato un’interrogazione in vista del prossimo consiglio comunale. E non è la prima volta che la civica chiama in causa il sindaco per chiarimenti sulla questione: già il marzo scorso gli ex consiglieri Roberto Ovi ed Angelo Maria Cappelloni avevano presentato ufficiale richiesta scritta, ma tuttora «i risultati di questa sperimentazione risultano sconosciuti».

Ma cos’è questo protocollo d’intesa? «Prevedeva – recita l’interrogazione di Massa Comune - di dare seguito alla proposta di riorganizzazione prevista nel Piano attuativo locale garantendo le risorse umane utili per un efficiente funzionamento dell’area ortopedica, della riabilitazione, del servizio psichiatrico e dei posti letto di cure intermedie, impegnandosi a garantire i percorsi di continuità assistenziale tra ospedale e territorio e viceversa, formalizzando specifici accordi di programma e protocolli operativi con le strutture disponibili».

Soldi e personale per migliorare i servizi in campo sanitario, insomma, a Massa Marittima e dintorni. E la Società della Salute, sempre nel 2007, predispone una fase pilota per l’assistenza continuativa. Sulla carta tutte le potenzialità del protocollo ci sono, ma nella pratica non decolla. L’argomento torna in auge nel luglio 2013, quando con modifiche e integrazioni viene aggiunta l’intenzione di realizzare al Sant’Andrea la cosiddetta Casa della Salute per la risposta domiciliare nell’arco di 12 ore giornaliere. Poi però più nulla. E aspettando risposte dal sindaco e dalla giunta, Massa Comune offre la sua analisi: il problema, secondo la civica, è l’attività gestionale della Sds, fatta con «criteri di dubbia economicità, efficienza e trasparenza». Questo perché _ dice l’interrogazione _ le sue capacità di gestione sono state rimandate ad altri soggetti, perdendo di fatto il controllo del protocollo: quella amministrativa è stata affidata all’Asl 9, mentre quella dei servizi assistenziali, residenziali e domiciliari all’Istituto Falusi. «Che a sua volta _ conclude Massa Comune _ avrebbe esternalizzato la maggior parte di queste attività a consorzi di cooperative sociali il cui coordinatore territoriale, secondo informazioni attendibili, sarebbe stato componente, fino a poco tempo prima, del cda del Falusi».

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