Il Tirreno

Grosseto

Abusa di una bimba, paga 140mila euro

di Francesca Gori
Abusa di una bimba, paga 140mila euro

La piccola era arrivata in Italia per donare il midollo al fratellino: prosciolto in sede penale, condannato dal giudice civile

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FOLLONICA. Era arrivata in Italia da Baghdad, per donare il midollo al fratellino malato. Era a Follonica con la zia che si prendeva cura di lei. Quando la sua vita di bambina in un paese straniero è diventata un incubo. L’orco, allora, aveva 25 anni ed era il figlio della famiglia che l’aveva accolta. Una vicenda che è cominciata nel 2004, con l’arrivo della piccola (allora aveva sette anni) in Italia. E che si è conclusa con una sentenza del giudice civile Giulia Conte che ha riconosciuto centoquarantamila euro di risarcimento per i danni patiti dalla bambina e dalla zia.

Il procedimento penale si era concluso con il proscioglimento del venticinquenne. Il giudice per l’udienza preliminare infatti, non aveva creduto alla bambina, il cui racconto era stato invece ritenuto attendibile dal perito del tribunale nel corso dell’incidente probatorio.

Era il 2004 quando, da Badgad arrivarono nel golfo due bambini iracheni insieme alla zia ingegnere. Il piccolo aveva 8 anni ed era malato di leucemia. La sorellina ne aveva appena cinque e avrebbe dovuto donare il midollo al fratellino. Il trapianto fu fatto all’ospedale di Trieste. Poi, la bambina fu affidata a una famiglia follonichese mentre il bambino era rimasto a Trieste con la zia per proseguire le cure.

Dal 2004 al 2006, la bambina era stata accolta dalla famiglia del golfo. È lì che tutto è cominciato. Il venticinquenne la molestava e la bambina, dopo mesi di carezze proibite, raccontò alla zia quello che succedeva in quelle mura che dovevano essere amiche. La donna la fece visitare da un medico e grazie al referto, la Procura denunciò il venticinquenne per abusi sessuali. «Il gup non ha ritenuto attendibile la bambina - spiega l’avvocato Luca Montemaggi, che ha seguito la zia in questa lunga vicenda - ma la sua caparbietà ci ha fatto arrivare alla conclusione che tutti speravamo». C’erano diversi elementi che non quadravano in questa vicenda. Il ragazzo, che era stato trovato anche in possesso di alcune fotografie nelle quali la piccola era stata ritratta nuda con un reggiseno da adulta indosso, era partito al contrattacco. Denunciando la donna per diffamazione e calunnia, sostenendo che si era inventata tutta questa storia perché voleva restare in Italia, per non perdere il permesso di soggiorno.

Tesi questa, che non ha trovato alcun riscontro in sede civile. Il giudice Giulia Conte, dopo aver studiato gli atti del procedimento penale che si era concluso con il proscioglimento, ha chiesto documentazione aggiuntiva che l’avvocato Montemaggi ha prodotto. Grazie a questo, la sentenza che è stata depositata qualche settimana fa tiene conto della responsabilità del venticinquenne, che la bambina spesso aveva accusato di averla toccata nelle parti intime. Lo aveva fatto a voce, la bambina, e lo aveva fatto anche con alcuni disegni che davano il senso dell’orrore che era costretta a subire. Uno su tutti: quello che rappresentava la mamma di lui mentre lo picchiava e gridava, perché le aveva fatto del male.

«La condanna penale non c’è stata - aggiunge l’avvocato Montemaggi - ma in sede civile, finalmente, è stata fatta giustizia di questa vicenda orribile».

Alla piccola è stato riconosciuto un risarcimento danni di centomila euro, mentre alla zia ne sono stati riconosciuti altri quarantamila: il giudice, in quest’ultimo caso, ha tenuto conto anche del contesto culturale, quello della religione musulmana, per la quale atti di questo tipo sono una macchia indelebile nella vita della bambina e della sua famiglia.

I segni di questa brutta vicenda, la bambina, che con la famiglia vive nel golfo, non saranno cancellati.

Ma almeno in tribunale, seppur in sede civile, è stata riconosciuta la responsabilità del ragazzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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