Il Tirreno

Grosseto

valido il divieto della prefettura

«Non può tenere i fucili» massetano sconfitto al Tar

«Non può tenere i fucili» massetano sconfitto al Tar

MASSA MARITTIMA. Una battaglia durata un anno, combattuta non “con” ma “per” le armi. Protagonista un cittadino di Massa Marittima, che si è visto rifiutare il permesso di possedere dei fucili dal...

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MASSA MARITTIMA. Una battaglia durata un anno, combattuta non “con” ma “per” le armi. Protagonista un cittadino di Massa Marittima, che si è visto rifiutare il permesso di possedere dei fucili dal prefetto di Grosseto, per via del suo curriculum penale.

Lui però non si è arreso e forte del parere di un giudice di pace, che ne attestava la buona condotta, ha portato quel divieto fino al Tar. Nei giorni scorsi poi è arrivata la sentenza che ha dato ragione alla Prefettura, andando a sviscerare una normativa del tutto particolare.

Questa battaglia inizia il 29 gennaio 2013, quando Alessio riceve il porto d'armi dalla Questura grossetana. Due settimane dopo, va nella caserma del comando dei carabinieri di Massa Marittima a denunciare il documento ma il giugno successivo lo stesso comando gli comunica che è deferito dal possedere armi. C'è infatti una discreta lista di reati, presunti o attesati, nel suo curriculum, tra arresti e denunce, dallo spaccio di “modiche quantità di stupefacenti”, come si legge nella sentenza, a fatti più gravi come delle lesioni personali, passando per resistenza a pubblico ufficiale e così via. Insomma, un passato burrascoso.

Il massetano però a un certo punto della sua vita ha deciso di mettersi in pari con giustizia e società. Più precisamente, il 3 maggio 2012 ottiene il provvedimento di riabilitazione penale da parte del Tribunale di sorveglianza di Firenze, istituto che consente l’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna.

Questo è il documento base del suo ricorso. Il prefetto infatti gli ha negato il porto d'armi proprio perché lo ha ritenuto «non dà affidamento di non abusare di armi e munizioni la cui disponibilità potrebbe rivelarsi pericolosa per la propria incolumità». Da qui l’impugnazione, perché il rilascio del porto d’armi in questi casi richiede di due condizioni: «il decorso di un certo periodo di tempo» e «l’aver dato prova effettiva costante di buona condotta». Aspetti che il massetano, forte anche della riabilitazione concessa dal Tribunale di sorveglianza, era sicuro di aver assolto in pieno. Sbagliando: il diniego infatti può arrivare anche in via «precauzionale», si legge nella sentenza del Tar. E nel caso specifico, «gli elementi a carico del ricorrente sono, nella ricordata logica precauzionale, da ritenere sufficienti a reggere il disposto divieto di detenzione di armi e munizioni».

Neanche il documento di buona condotta è venuto in suo soccorso, dato che non ha potere alcuno sulle decisioni discrezionali della Questura. Così, tra un groviglio di leggi e pallottole, la battaglia si è conclusa a favore del prefetto, decisa da un passato troppo burrascoso.

Alfredo Faetti

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