Il Tirreno

Grosseto

Batosta Inps, cartelle per milioni di euro

di Francesca Ferri
Batosta Inps, cartelle per milioni di euro

L’Istituto rivede il calcolo dei contributi agli avventizi e chiede nuovi versamenti a partire dal 2006. Confagricoltura insorge

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GROSSETO. Un mezzo disastro – così lo definisce Confagricoltura – si sta abbattendo sugli agricoltori della provincia di Grosseto e di tutta Italia. Non è l’alluvione, non è la siccità: sono cartelle di pagamento che Equitalia sta inviando in questi giorni alle aziende agricole per conto dell’Inps chiedendo loro di versare per i loro operai avventizi contributi previdenziali per il 2006-2007 per migliaia di euro in più rispetto a quelli già regolarmente pagati. Il motivo? Un nuovo conteggio che rischia di mettere in ginocchio centinaia d’aziende e di chiuderne un numero imprecisato.

Tutto inizia nel 2010 quando l’Inps inaugura una nuova procedura per il calcolo dei contributi nell’agricoltura, la Craa (confronto retributivo aziende agricole). Fino a quel momento un operaio a tempo determinato che al giorno lavorava meno ore rispetto alle otto canoniche, veniva pagato in proporzione alle ore lavorate e, altrettanto in proporzione, il datore di lavoro gli pagava i contributi.

Nel luglio 2010, invece, l’Inps cambia il modo di calcolo e introduce anche per gli avventizi il conteggio sulla base dell’intera giornata lavorativa. Il “cambio di rotta” è dovuto alla legge 81 del 2006 e, appunto da quell’anno, l’Inps rivede i calcoli.

L’istituto di previdenza, in sostanza, equipara l’imponibile dell’operaio avventizio a quello dell’operaio a tempo determinato. Insomma, anche se uno lavora due ore al giorno, il suo datore di lavoro deve versargli contributi come se ne avesse lavorate otto. L’unico modo per “spezzare il meccanismo” è motivare perché, il tal giorno, l’operaio ha lavorato meno ore. La pioggia, ad esempio, è motivo valido perché un operaio interrompa le sue otto ore giornaliere.

I nodi vengono al pettine l’anno dopo quando l’Inps comincia a inviare alle aziende lettere relative al 2006 e primo trimestre 2007 in cui informa che i conti non tornano. E invita a pagare la differenza. Quanta? Non ci sono dati ufficiali ma Confagricoltura stima che almeno 250 aziende in provincia siano coinvolte e che, complessivamente, la cifra chiesta dall’Inps potrebbe arrivare ad alcuni milioni di euro.

Il calcolo, nel dettaglio, è questo. Per un bracciante che lavora meno di 8 ore, i contributi si calcolano al 25 per cento su un minimale di 40 euro, quindi 10 euro. Per la giornata piena, invece, il minimale è di 60 euro, quindi 15 euro. Che moltiplicati per tutte le ore lavorate in 18 mesi (2006 e primo trimestre 2007) sono fior di quattrini. «Ci sono aziende che si sono viste chiedere dieci volte tato rispetto ai contributi versati», spiega un arrabbiatissimo e molto preoccupato Paolo Rossi, direttore di Confagricoltura. «E l’assurdo – prosegue – è che siamo vittime di un’interpretazione arbitraria di una regola che fino al 2010 l’Inps interpretava come noi continuiamo a interpretare, e poi ha cambiato idea, addirittura rendendola retroattiva».

Confagricoltura contesta diversi aspetti. Primo, che l’Inps entra senza diritto nel merito del contratto del lavoro. «All’Inps – spiega Rossi – compete la gestione e il controllo dei versamenti, ma non il merito. Il contratto è stato sottoscritto da noi, associazioni di categoria, e dai sindacati. E sempre noi abbiamo presentato il 14 gennaio 2013 un’interpretazione unica depositata al Ministero, che l’ha recepita».

Secondo, prosegue Rossi, tra il 2006 e il 2010 nessun ispettore dell’Inps ha mai sollevato questioni sul modo di versare i contributi agli avventizi: «Perché adesso l’Istituto ha cambiato idea?», chiede il direttore.

Il cruccio di Confagricoltura, inoltre, è che l’Inps non riconosca che «l’agricoltura è un’attività atipica. Se devo raccogliere la frutta d’estate – spiega Rossi – lo faccio la mattina presto, poi c’è una pausa nel lavoro in cui la frutta viene commercializzata, ma non posso pensare di assumere un avventizio per fargli cogliere la frutta per otto ore, anche alle due del pomeriggio d’agosto».

Confagricoltura promette battaglia, come del resto sta già facendo da quattro anni, contestando le lettere dell’Inps e protestando con il ministero. La novità degli ultimi giorni è, però, che dalle lettere di comunicazione dell’Inps si è passati alle cartelle esattoriali di Equitalia.

«I nostri ricorsi all’Inps non hanno interrotto la comunicazione all’esattore, come invece crediamo sarebbe dovuto succedere – spiega Rossi – e al momento sono arrivate circa sessanta cartelle. Per ognuna, da qui a dieci giorni, partirà il ricorso al giudice del lavoro. Ci tuteleremo a tutti i livelli e siamo pronti a ricorrere alla Cassazione, anche se adesso dovrebbe essere la politica a intervenire. L’agricoltura è l’unico settore che negli ultimi 5 anni ha mantenuto i livelli di occupazione in terreno positivo, nonostante due alluvioni e una siccità. E questo è il riconoscimento»...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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