Mabro: fumata nera Ancora un mese di attesa
L’11 è fissato l’incontro con due imprenditori che hanno manifestato interesse Il commissario chiede una nuova proroga al tribunale per la Prodi bis
GROSSETO. Fumata nera. Per capire cosa succederà nel capannone di via Senese dove le lavoratrici e i lavoratori della Mabro stanno aspettando di sapere quale sarà il loro futuro bisognerà aspettare la fine del mese. Ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, due ore di discussione non sono servite a dettare una linea che mettesse la parola fine alla vertenza che da anni va avanti e che riguarda 216 lavoratori. Perché un’offerta seria, di quelle che avrebbero dovuto far tirare un sospiro di sollievo, ancora non è nelle mani del commissario giudiziario Giampiero Russotto.
Al tavolo convocato a Roma c’erano i rappresentanti dei sindacati, le rsu, il commissario appunto e l’assessore regionale Gianfranco Simoncini. È stato Russotto a fare il punto della situazione, dopo la scadenza del bando per la manifestazione d’interesse. Interesse che però non si è ancora concretizzato in una proposta seria. Tre sono state le offerte arrivate all’advisor. La prima, quella di un fondo d’investimento che però ha imposto una clausole impossibile da praticare: l’affitto del capannone industriale per almeno 12 anni. Impossibile, perché lo stabile che ospita la Mabro è di proprietà di Royal Tuscany Fashion Group, la precedente società che gestiva l’azienda e che ora è al concordato preventivo. Nella procedura giudiziaria, poi, quel capannone c’è finito per una cifra importante, cinque milioni di euro.
Le altre due offerte, presentate da due imprenditori toscani, uno del settore tessile abbigliamento e l’altro della pelletteria potrebbero diventare qualcosa di più. Gli imprenditori infatti, hanno scelto di percorrere una strada diversa da quella segnata dal commissario: non hanno presentato un progetto, ma soltanto una manifestazione d’interesse di poche righe che potrebbe diventare qualcosa di più concreto dopo l’incontro fissato l’11 marzo a Grosseto, quando verranno a vedere lo stabilimento e parleranno con Russotto.
Nella sostanza, l’offerta presentata dagli imprenditori toscani potrebbe portare alla Mabro circa quindicimila capi all’anno da confezionare per varie griffes internazionali, soprattutto francesi. Alle poche righe scritte dalla società all’advisor è seguito anche un colloquio con il professionista che ha dettato due tappe: quella dell’11 marzo, appunto e l’altra, la più importante, al 30 giugno quando l’imprenditore avrebbe formalizzato, dettagliandola, l’offerta per l’acquisizione del marchio.
Il commissario quindi, a fronte dei documenti ricevuti, ha deciso di chiedere una proroga al tribunale per la presentazione della sua relazione per l’ammissione alla Prodi bis. Il 25 marzo si riunirà ancora una volta il tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo Economico e il 31 marzo scadrà il tempo per il deposito della relazione. Solo allora, quindi, si conoscerà il futuro dell’ex Mabro e dei 216 dipendenti costretti a vivere con la cassa integrazione. Fuori da una fabbrica chiusa alla fine dell’anno scorso che porta in dote non molto. Sono le cifre che parlano per tutti: il know-how è stato tradotto in un valore di 250mila euro, il marchio pesa 350mila euro mentre i macchinari solo 150mila euro. Una cifra irrisoria, per un’azienda che produce capi di alta sartoria e che avrebbe ancora tantissime potenzialità.
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