Il Tirreno

Grosseto

Gabbie larghe, 30mila galline “in fuga”

di Francesca Ferri
Gabbie larghe, 30mila galline “in fuga”

Dopo due anni di nuove norme sul benessere animale in provincia crolla il numero delle ovaiole dietro le sbarre

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GROSSETO. Anche le galline hanno i loro diritti e finalmente, dopo undici anni, l’Italia decide di riconoscerglieli. Una gabbia un po’ più grande, mica chissà che, ma con una lettierina, un trespolo e qualche centimetro di spazio in più (da 550 a 750 centimetri quadrati), giusto per darsi una scrollatina alle ali. Risultato: in provincia di Grosseto chiude uno dei tre principali allevamenti e il numero totale di galline destinate alla produzione di uova in gabbia crolla da 44mila a 10-12mila unità. Le altre “conquistano” un terreno dove razzolare.

Le norme sono quelle della direttiva 74 del 1999 sul benessere animale che detta condizioni di vita meno indecorose per gli animali da allevamento. L’Italia le recepisce nel 2003 con apposito decreto, ma le fa entrare in vigore solo il 1º gennaio 2012. Allargare le gabbie significa, per gli allevatori, spendere centinaia di migliaia di euro e il Belpaese riesce a rimandare la norma Ue per 9 anni, per concedere agli allevatori più tempo per adeguarsi.

Alla vigilia del 2012, il 10 novembre 2011 Il Tirreno chiese ai tre principali allevatori della provincia come si stavano preparando alla “rivoluzione del pollaio”: poco entusiasmo e oggettive difficoltà finanziarie furono il leit motiv delle interviste. Due anni dopo l’entrata in vigore della norma Ue, qual è la situazione nei pollai maremmani?

Come detto il numero di galline ovaiole in gabbia si è ridotto di tre quarti. Chi non si poteva permettere di rifare le gabbie con le nuove dimensioni ha lasciato le galline a terra. L’Asl di Grosseto, come vuole la legge, ha svolto due cicli di controlli: il primo nei primi due mesi del 2012 e il secondo dal luglio di quell’anno in poi, per verificare se gli allevatori ancora irregolari si fossero messi in regola. Il risultato è stato sconfortante: dei tre allevamenti esistenti, due sono stati sanzionati. «In totale sono stati controllati 11 capannoni, di cui 5 di sole gabbie, 5 con le galline a terra e uno misto. Dopo i controlli sono state elevate due sanzioni: un’azienda ha ottemperato agli obblighi, l’altra no», spiega l’Asl.

La prima è la Ovo Rosso di Batignano, che ha poi riconvertito l’attività in allevamento a terra. La seconda è la Antonio Giorgi di Luca Giorgi a Seggiano che è stata sanzionata, ha fatto ricorso al Tar ma ha perso (vedi box). Nessun problema, invece, per la Camparelli Mauro a Montiano, che resta un allevamento a gabbie, ma più grosse. «È chiaro – spiega l’Asl – che oggi il consumatore pretende che gli animali siano tenuti in un certo modo. L’Europa punta sul benessere animale e così la Asl, con controlli in ottemperanza alle norme vigenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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