«Arsenico nell’acqua potabile La contaminazione è attestata»
Forum Ambientalista, Comitato per il No e Las presentano le analisi sulla zona industriale di Follonica «Dal 2008 il Fiora ha in funzione un abbattitore. La situazione è molto più grave di quanto si pensava»
FOLLONICA. Davvero l’inquinamento da arsenico non si è propagato dalla piana di Scarlino alla zona industriale di Follonica, come dicono l’assessore provinciale all’Ambiente, Patrizia Siveri, e il sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri? La loro rassicurazione era arrivata all’indomani dell’allarme lanciato, a inizio febbraio, dal Forum Ambientalista, dopo aver letto i risultati dello studio Ambiente sul progetto di bonifica, commissionato dal Comune di Scarlino e presentato il 3 febbraio in conferenza dei servizi.
Ieri è arrivata la risposta del Forum e delle altre associazioni, Comitato per il No e Las: «L’arsenico c’è eccome – spiegano – e abbiamo le prove che la situazione è ancor più grave di quanto pensavamo. Perché questo veleno è attestato anche nell’acqua potabile e fin dal 2007».
L’impianto abbattiarsenico. La prova è, per i comitati, l’esistenza di un impianto d’abbattimento dell’arsenico nell’acqua potabile di Acquedotto del Fiora. Un impianto passato un po’ in sordina: fu annunciato nel 2007, entrò in funzione nel 2008 ma non compare nel report del 2011 del Fiora sulle principali opere realizzate negli anni, che annovera invece gli impianti simili di Abbadia, Piancastagnaio e Arcidosso. La sua esistenza, però, rimette in discussione, secondo i comitati, tutto lo studio sulla situazione dell’inquinamento nella piana.
Arsenico fino a 17 µg/litro. La dichiarazione choc arriva in un’affollata conferenza stampa che ieri mattina si è tenuta nella sala consiliare di Follonica prestata dal Comune ai comitati – nessun amministratore presente – che hanno presentato una documentazione inappuntabile fatta di analisi di Asl e Arpat e di tavole tecniche di vari autorevoli studi. Il documento più d’impatto sono le analisi fatte nel 2007 dall’Asl che certificano che tra il 27 marzo e il 28 agosto di quell’anno la concentrazione di arsenico nella rete idrica della zona industriale follonichese oscilla tra 13 e 17 µg/l (microgrammi per litro) quando il limite di legge è 10 µg/l.
Nove chili d’arsenico in 3 anni. L’impianto si trova al pozzo ZI3. «In 34 mesi – spiega Roberto Barocci del Forum Ambientalista – sono stati tolti dall’acqua potabile 9,42 chili di arsenico. Arsenico che, prima che ci fosse l’impianto, è finito sulle tavole dei follonichesi». L’abbattitore è tuttora in funzione perché l’arsenico c’è ancora. Il 10 agosto 2012 nel pozzo di prelievo Z3 prima dell’abbattimento era 17 µg/l. Nel 2013, conferma il Fiora, sono stati trattati in media 6,5 litri al secondo per avere un’acqua «con concentrazioni di arsenico ben al di sotto del valore massimo consentito dalla norma». Dunque per i cittadini non ci sono rischi a bere l’acqua. La vicenda apre però nuovi scenari sulla questione dell’inquinamento nella piana e sulla bonifica che il Comune di Scarlino sta preparando.
«Il software aveva ragione». Primo: la tanto discussa tavola 4b dello studio Ambiente, che – come denunciato da Barocci – indica un’area contaminata a Follonica, di cui Siveri, Bizzarri e la società Ambiente hanno smentito l’esistenza reale imputandola a un’ipotesi del programma informatico, parrebbe dunque un’ipotesi azzeccata. «E la cosa è più grave di quanto pensavamo – spiega Barocci – perché dimostra che non solo la falda superficiale, quella fino a 18 metri, ma anche quella più profonda, da cui si attinge l’acqua potabile, è contaminata. Ciò dimostra ancora una volta che le falde comunicano».
«Le falde sono interconnesse». L’interconnessione tra le falde è stata smentita anche di recente dagli ingegneri di Provincia e Comune di Scarlino. Lo studio Ambiente esclude perfino la contaminazione della falda profonda (tavola 4d). Chi ha ragione, dunque? «Per fare studi di questo tipo bisogna accertarsi che si siano raccolti tutti i dati e che essi siano reali», spiega Lodovico Sola, geologo, ex responsabile nazionale delle esplorazioni di Rimin (società che lavora per Eni) oggi membro del Forum. «I terreni della piana sono ghiaia, sabbia e argilla non uniformi, si intersecano tra loro. Lo dimostra anche lo studio dell’Università di Siena commissionato dalla Provincia nel 2007. L’Università mise 4 piezometri nella zona industriale di Follonica per capire l’andamento della falda e in una delle tavole si vede bene che l’acqua superficiale filtra nella falda più profonda che finisce nell’acquedotto, richiamata dalle depressioni prodotte dall’emungimento d’acqua. Lo stesso studio Ambiente a pagina 70 e 71 pone il problema dell’interconnessione tra i pozzi e ipotizza l’inquinamento. Evidentemente i tecnici di Ambiente non hanno considerato tutti i dati».
«Dov’è il principio di prudenza». «Il comportamento delle istituzioni alla denuncia di Barocci è da superficiali e irresponsabili», tuona Antonio Pavan della Las. Mentre l’avvocato del Forum, Franco Zuccaro, punta l’attenzione su un altro aspetto: «In una situazione di inquinamento come questa, è stata autorizzata la costruzione di un inceneritore. Pare proprio che la Provincia abbia sostituito al principio di prudenza con quello del monitoraggio. Come a dire: “Scoppia la bomba atomica? Non c’è problema, mitigheremo gli effetti”. Ma non funziona così».
In attesa di una replica. Ieri il Tirreno ha cercato di contattare l’assessore provinciale all’Ambiente, Patrizia Siveri, che, però, non è stato possibile raggiungere. Si aspetta, dunque, una risposta ufficiale dalla Provincia.
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