Il Tirreno

Grosseto

Giallo di Gavorrano tracce biologiche di un altro uomo

di Francesca Gori

Gli avvocati di Antonino Bilella presentano appello «Il quadro indiziario è cambiato, chiediamo i domiciliari»

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GROSSETO. Nella casa dei misteri, nella villa di Potassa dove, secondo la ricostruzione della Procura, Francesca Benetti è stata uccisa, ci sono tracce di materiale organico che appartengono a un altro uomo. Sono le tracce 23, 24 e 25, così come sono state catalogate dal Ris di Roma che ha effettuato il sopralluogo nella casa dove viveva Antonino Bilella. Non è una novità: lo avevamo già anticipato qualche settimana fa. Ma il 3 febbraio, in Procura, è stata depositata un’integrazione da parte del Ris, su richiesta dei sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Marco Nassi che stanno coordinando le indagini dei carabinieri sulla scomparsa della donna di Valdagno. Sulla base di quell’integrazione, ieri mattina, gli avvocati che difendono Antonino Bilella, Francesca Carnicelli e Alessandro Bartolozzi hanno depositato una richiesta d’appello per la sostituzione della pena detentiva con quella dei domiciliari. Da trascorrere nella casa di famiglia del custode settantenne, accusato di omicidio e occultamento di cadavere.

Sono proprio quelle tre tracce trovate nella cucina della villa, le tessere del mosaico che secondo la difesa cambiano il quadro indiziario che ha portato all’arresto del custode. Nella cucina, scrive il capitano del Ris di Roma, Cesare Rapone, i tamponi hanno rilevato soltanto sangue di Francesca Benetti. In tre di quelle tracce, le 23, la 24 e la 25, c’era però materiale organico di altra natura riferibile a una o più persone. Che, secondo il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, potrebbero essere state lì da giorni o mesi.

Un rebus, per gli investigatori che ipotizzano, nella perizia, che il sangue di Francesca Benetti presente sul pavimento della cucina sia stato pulito con uno straccio. Per «strofinamento», scrivono. Di Bilella resta una sola traccia ematica: quella trovata su una sedia in plastica che era nel corridoio vicino alla cucina.

Logica vuole, che se davvero è impossibile datare con assoluta certezza il tempo di permanenza di quel materiale organico all’interno della casa, lo sarebbe anche per tutte le altre scoperte nella cucina della villa. Impossibile, insomma, cristallizzare al 4 novembre, il giorno in cui Francesca sarebbe entrata nella villa viva per uscirne cadavere, secondo la ricostruzione della Procura, la formazione di quel materiale organico.

Sulla base delle integrazioni del Ris quindi, gli avvocati hanno presentato appello dopo che il giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio, aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari in Sicilia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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