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«Fui io a dare l’ordine per le scialuppe»
Schettino contesta le affermazioni del suo ex K2. Patteggiamenti, le motivazioni della Cassazione
GROSSETO. Francesco Schettino non ci sta. Le parole del suo ex K2 Roberto Bosio, in aula martedì, sono a suo giudizio in contrasto netto con la realtà dei fatti.
Il comandante ha un diavolo per capello: «Nonostante le risultanze della scatola nera, disponibili da quasi due anni, assisto ad una sorta di ostinazione nel sentir raccontare in un'aula di giustizia una realtà diversa da quella che emerge dai dati inconfutabili del Vdr». Schettino sottolinea ancora una volta - come aveva fatto martedì a fine udienza - che l’ordine di mettere a mare le scialuppe era stato dato da lui come anche la revoca dell’ordine di gettare le ancore: prerogative che invece il comandante in seconda si è attribuito. «Contraddizioni» vi sono secondo l’imputato nelle dichiarazioni di Bosio. Schettino spiega che tutto è lampante nelle registrazioni. Avrebbe voluto dirlo lui stesso in aula. Mai il comandante si era infuriato in questo modo.
Nel frattempo, la quarta sezione penale della Corte di cassazione ha depositato le motivazioni con le quali il 31 gennaio ha respinto - ritenendolo inammissibile - il ricorso della Procura generale di Firenze contro i patteggiamenti del giudice Molino del 20 luglio scorso, ritenendoli troppo miti e non meritevoli di attenuanti e sospensione. La sentenza del magistrato grossetano soddisfa, secondo gli ermellini, «pienamente lo specifico obbligo motivazionale». La Cassazione premette che il reclamo della parte pubblica contro le pene patteggiate è ammesso solo quando «il risultato finale del calcolo non risulti conforme alla legge». Una circostanza che, secondo gli alti magistrati, non ricorre in questo caso. Scrive la Cassazione che «il gip ha chiarito che le condotte degli imputati - il comandante in seconda Ciro Ambrosio, l'ufficiale Silvia Coronica, il timoniere indonesiano Jacob Bin Rusli, il direttore dell'hotel di bordo Manrico Giampedroni, oltre al Ferrarini - se pur di non minima importanza, assumevano un rilievo evidentemente ridotto rispetto alla condotta del coimputato (il comandante Francesco Schettino) che rivestiva la posizione di comando sulla nave».
«Ciò - aggiungono - in quanto la complessa organizzazione servente alla navigazione ed al governo di una motonave da crociera di enorme dimensione, quale la Costa Concordia risultava comunque caratterizzata da una struttura di comando verticistica, in cui le singole possibilità di intervento da parte dei titolari di posizioni di responsabilità cedono il passo di fronte alle scelte decisionali adottate dal titolare del comando».
«Ed il gip - aggiunge ancora il verdetto - ha conclusivamente rilevato che la graduazione delle pene, come concordata dalle parti, risultava logica e coerente, rispetto alle singole posizioni ed al rapporto tra le medesime». (p.s.)
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