Il presidio
Sfonda la porta e minaccia la convivente mostrando un coltello
MONTE ARGENTARIO. «La minaccia di morte rivolta alla sua convivente va certamente considerata grave, ove si consideri il contesto violento in cui la stessa è stata pronunciata e il fatto che in quel...
MONTE ARGENTARIO. «La minaccia di morte rivolta alla sua convivente va certamente considerata grave, ove si consideri il contesto violento in cui la stessa è stata pronunciata e il fatto che in quel momento l’imputato, che aveva sfondato la porta della stanza e afferrato la compagna per i capelli, aveva con sé un coltello, che solo per il problema del gesso alla mano sinistra non era riuscito ad aprire, ma che aveva comunque tirato fuori dalla tasca dei pantaloni e mostrato alla donna».
Questo il passaggio cruciale delle motivazioni con le quali il giudice Stramenga ha condannato a due mesi di reclusione un romeno di 43 anni, abitante sul Promontorio, imputato di aver minacciato la convivente: «Solo se ti ammazzo io la storia fra noi finisce».
Un episodio del marzo 2010 per il quale lo straniero è stato riconosciuto colpevole nonostante che la donna abbia ritirato la querela (da tempo i rapporti sono tornati normali). Quel giorno l’uomo era tornato ubriaco nella casa in cui i rapporti si erano incrinati da tempo, poiché i due dormivano separati. Lei non voleva fare la pace, come chiedeva lui, e tale rifiuto avrebbe scatenato l’azione violenta di lui. Lei si era chiusa in camera e aveva avvertito per telefono il cognato. Il convivente era comunque riuscito a entrare e l’aveva presa per i capelli, cercando di estrarre un coltello. Scappata da casa, la donna era andata dai carabinieri: ma era tardi e non aveva potuto sporgere querela, come aveva fatto il giorno dopo.
Nessuna attenuante è stata concessa; e comunque la pena non è stata sospesa. Per le lesioni contestate nello stesso episodio di minacce, è aperto un altro procedimento.
(p.s.)
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