Sei grossetano se... Quei baci all’Eden e al Four Roses: la gara dei ricordi vola sul web
L'INIZIATIVA. Una valanga di aneddoti, personaggi, immagini, i momenti di una vita trascorsa in questa città. E c’è chi ci scherza su: «Se dici “mammeglio” o “sei un gosto” non puoi che essere di qui»
GROSSETO. «Mamma, oggi che ti è preso? Piangi e ridi da sola con il cellulare in mano». Fatia guarda la figlia con un sorriso e le dice: «Non puoi capire amore mio». Perché lei è ancora troppo giovane per camminare dove sua madre sta correndo, in una valle di immagini rimaste nascoste fino ad oggi chissà dove. È immersa nei ricordi Fatia, suoi e di tutta Grosseto.
Perché è un gioco che sa emozionare la nuova mania di Facebook, sbarcata grazie al Tirreno ora anche nel capoluogo maremmano con “Sei grossetano se...”. Personaggi, luoghi, aneddoti, schegge di vita passata (più o meno recente): tutto finisce sulla pagina del gruppo, arrivato a sfiorare tremila iscritti nel giro di tre giorni (FOTO).
Un tam tam continuo, che vede aggiornamenti ogni minuto, tra nostalgia, voglia di scherzarci sopra e un po’ d’orgoglio, riscoperto all’improvviso sul web, per gioco.
Leggi i post e ti senti a casa. E un po’ forse la riscopri. Ci sono aspetti infatti che sono un marchio di garanzia, in cui ogni grossetano si riconosce. Perché «sei grossetano se il rubinetto lo chiami cannella e il muschio borraccina». Se almeno una volta hai detto «diamine», certo, o «mammeglio», assolutamente no. Se la salsiccia è la «salciccia», l’urlo è il «bercio» e i vestiti non li scuoti per pulirli, ma li «scioccoli». Perché un grossetano sa bene che «senza lilleri non si lallera», che senza soldi non ci si dà alla bella vita. E che fiori non li annaffi con la canna di gomma, ma con la «sistola».
VIDEO / IL MEGLIO DI "SEI GROSSETANO SE..."
Perché è vero che «sei grossetano se sei nato a Grosseto», ma lo sei ancor di più «se sei nato all’ospedale vecchio», a leggere i post. «Sei grossetano se ti ricordi le piastrelline tonde e dorate del corso, quelle che una volta servivano da divisorio per l’area pedonale», perché è un attestato di provenienza se da piccolo «camminavi sugli enormi bottoni di ottone». «Se i primi baci li hai dati sulle Mura», «se sei andato a giocare a baseball in qualunque campetto», «se eri a Padova per la promozione in serie B», ma anche «se sei stato in giro con la macchina e la bandiera biancorossa per tutta la notte». Lo sei se hai visto a Grosseto il Papa Giovanni Paolo II, l’allora presidente Sandro Pertini e i concerti di Franco Battiato e Vasco Rossi. Se ti ricordi le ferite, come l’alluvione del ’66 o il recente incendio di Marina, ma anche le cose belle, come in quell’inverno dell’85, quando «hai visto la neve e la gente che sciava per il corso o sulla salita dell’Eden». Sei grossetano se andavi a ballare la domenica pomeriggio, alla sala Eden o al Four Roses, a seconda dell’età.
È un salto indietro nella propria vita e in quella della città, il nuovo gruppo Facebook. Se da una parte ci sono aspetti che riguardano tutti, dall’altra ognuno si trova davanti agli occhi spaccati vissuti sulla propria pelle. Gioca la generazione, sul social network, così come il quartiere. «Sei grossetano se ti ricordi le vecchie magliette delle scuole medie: gialla e nera quella della Galilei, verde quella della Vico, bianca e nera quella della Da Vinci».
E se i colori sono passati con il tempo, altre storie hanno accompagnato le successive generazioni di studenti. «Sei grossetano se ti portavi in classe la pipetta dello Ciao sennò te la rubavano», ad esempio. Tutto cambia con il tempo, anche le notti. Perché sei grossetano se «ricordi il luna park di Marina dove ora è il porto»o se «andavi ad ascoltare i dischi da Olmi in piazza Dante»; ma lo sei anche se «almeno una volta ai Tredici Gobbi hai mangiato le penne all’arrabbiata alle 3 di notte».
Sì, certe cose cambiano. Altre invece no. «Sei grossetano se al bar La Vasca, a chi ti chiede dov'è piazza Fratelli Rosselli, rispondi che non lo sai». Oppure se «almeno una volta, prima di dare le informazioni agli automobilisti, prima hai controllato la targa per vedere se era di Siena, e in quel caso gliela davi sbagliata». È un gioco il gruppo Facebook, nient’altro. Sono i ricordi invece ad far sorridere e commuovere; sono le immagini di una vita trascorsa sulle quelle stesse strade che oggi sembrano così diverse, anche se mantengono quell’odore inconfondibile di casa. E tra un pizzico d’orgoglio riscoperto per caso e un sacco di storie per la testa, è bello scoprire che ci si può ancora emozionare giocando. «Grossetano, rimembri ancor? – scrive un iscritto - Una valanga, di piccoli eventi, di particolari, di nomi e situazioni che avevi riposto in fondo, ma proprio in fondo alla memoria».
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