Quindici milioni di spese, lo Stato presenta il conto
L’Avvocatura: Costa non paga da aprile 2012 La compagnia: sono in corso le istruttorie
GROSSETO. L’Avvocatura dello Stato presenta il conto a Costa Crociere. Occhio e croce 15 milioni di euro - ma il totale è parziale - per le sole spese (e non anche per i danni ambientali) sostenute dalle amministrazioni dello Stato nelle operazioni connesse all’emergenza Concordia. Si tratta degli “Oneri di natura straordinaria” che sono stati saldati dalla compagnia soltanto fino a un certa data (30 aprile 2012) e soltanto in parte: gli importi approvati da Costa per le amministrazioni statali sono di 5 milioni, quelli per il Comune di Isola del Giglio 274milioni. In fase di istruttoria ci sono importi per ben 9,6 milioni (fino al 30 settembre 2003).
Che Costa sia “morosa” almeno parzialmente lo ha detto ieri in aula l’avvocato Patrizia Pinna, che rappresenta le amministrazioni statali costituite parte civile e che ha depositato il “conto” con i relativi bonifici e le ordinanze del capo della protezione civile Franco Gabrielli. Si tratta di un conto che non prende in considerazione le spese cosidette “ordinarie”, come quelle del personale impiegato (ad eccezione della protezione civile, che sono state oggetto di trattazione da parte dell’Avvocatura per la quantificazione del danno risarcibile) che sono stimate in 240mila euro al 31 dicembre 2012. Quale conto? Ecco il dettaglio.
Ministeri. La parte del leone la fa quello dell’Interno, con 5,7 milioni di euro di spese straordinarie: la fetta più grossa per i vigili del fuoco (4 milinio e 459mila), seguiti da polizia di stato (543mila), carabinieri (322mila), guardia di finanza (361mila - che sono poi quelli del ministero dell’Economia), corpo forestale (17mila), capitanerie (77mila), personale (12 mila). Il ministero delle Infrastrutture reclama 2 milioni e 434 mila euro, quello della Difesa 1 milioni 924 mila, quello dell’Ambiente 792mila. Al 30 settembre scorso, il totale era di 10 milioni 944 mila.
Regione Toscana. Qui il totale è di 701mila euro: 93mila alla Asl 9, 35mila alla Provincia, 274mila al Comune di Isola del Giglio, 116mila al Comune di Monte Argentario, 4.460 al Comune di Grosseto, 1.815 al Comune di Castiglione della Pescaia, 5.388 al Comune di Orbetello e 170mila a Lamma.
Protezione civile. Qui le spese sostenute dall’inizio fino al 30 settembre scorso assommano a 469mila euro.
Convenzioni. C’è anche il capitolo scientifico, che ha comportato un onere di 2.910.300 euro: ci sono dentro l’Università di Firenze con il dipartimento di Scienze della terra, il Cnr con Irpi e Igag, l’Arpat, l’Ispra.
E Costa? Costa pagherà, spiega l’avvocato Ottavio Malugani, che rappresenta la compagnia come responsabile civile nel processo. Non c’è alcuna decisione di “ blocco” dei pagamenti: sono solamente in corso le istruttorie. E se il periodo di mancanza di pagamenti è così lungo (oltre un anno e mezzo) ciò non vuol dire che la compagnia non farà fronte ai suoi obblighi. Tra l’altro, dal Comune del Giglio giunge notizia che gli incaricati di Costa sono giunti sull’isola - nei giorni intorno al secondo anniversario del naufragio - per verificare l’istruttoria dei procedimenti di spesa aperti. Insomma, questione soltanto di tempo, anche se per un Comune piccolo come Isola del Giglio 274mila euro possono equivalere a un bilancio.
Perché anche se il dissalatore non ha mai avuto problemi (lo ha detto il comandante dei vigili del fuoco, Ennio Aquilino) sull’isola la vita è comunque cambiata, come ha testimoniato il capo della polizia municipale, Roberto Galli, rispondendo all’avvocato Zanconi patrono del Comune: «I primi mesi sono stati critici. Sono cambiati gli orari dei traghetti a seconda delle esigenze dell’emergenza. D’estate, a volte, la notte è invivibile per il rumore generato dal cantiere». E il turismo? «D’inverno ci sono mille persone, e riusciamo a fare il lavoro interno d’ufficio, d’estate novemila, e lavoriamo prevalentemente fuori. E la prima estate complicata per l’afflusso pedonale: al porto era una processione di persone che si dirigevano agli scogli per fare foto. Una volta, una quarantina scesero dal traghetto delle cinque e ripartirono con quello delle cinque e 30 dopo aver fatto in fretta e furia le foto. C’era gente che mi chiamava: “Se vengo al Giglio, si vede la Concordia?”. Certo che si vede! “Allora non vengo”».
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