Il presidio
Difesa all’attacco «Il Ris non mente»
GROSSETO. È di nuovo botta e risposta tra i difensori di Antonino Bilella, l’uomo di 69 anni accusato di aver ucciso e nascosto il corpo di Francesca Benetti e il procuratore capo Francesco Verusio....
GROSSETO. È di nuovo botta e risposta tra i difensori di Antonino Bilella, l’uomo di 69 anni accusato di aver ucciso e nascosto il corpo di Francesca Benetti e il procuratore capo Francesco Verusio. Questa volta l’oggetto del contendere è la perizia del Ris sulle tracce biologiche trovate nell’appartamento della donna, a Potassa di Gavorrano. Tre tracce, in particolare, la numero 23, la 24 e la 25 nelle quali sarebbe stato trovato Dna appartenente a un uomo non identificato. In due casi, quel profilo genetico è stato trovato insieme a quello di Francesca Benetti, in un caso invece si tratta di una traccia lasciata in quella casa, proprio nella cucina dell’appartamento dove Francesca Benetti sarebbe stata uccisa, da un uomo che non risponde al nome di Antonino Bilella. Tracce che sono state trovate anche nell’auto della donna che era stata trovata nel parcheggio della stazione di Follonica. «Anche nell’abitacolo dell’auto - dicono Francesca Carnicelli e Alessandro Bartolozzi - è stato trovato del Dna misto sicuramente appartenente alla signora Francesca Benetti ma altrettanto sicuramente non appartenente ad Antonino Bilella. Per quanto ci consta questo emerge chiaramente dalla tabella riepilogativa allegata alla perizia così come emerge chiaramente dai referti delle analisi». Tabella e referti che accompagnano un corposo fascicolo fotografico del Ris che ha effettuato le analisi nella villa della donna a Potassa, dove Antonino Bilella viveva e lavorava come custode. «Invitiamo la Procura a voler pubblicare la tabella del Ris - dicono ancora gli avvocati del sessantanovenne, per il quale verrà chiesta la scarcerazione - per consentire anche ai media, che peraltro fino ad adesso hanno avuto la fortuna di conoscere prima della difesa l'esito di ogni atto effettuato dai Ris di Roma, di valutare il significato di quanto riportato nella consulenza. Comprendiamo almeno quanto il magistrato che i fatti sono gravi ed appunto per questo riteniamo che ci debba essere massima chiarezza per il rispetto della donna scomparsa ma anche per l'indagato».
Che si tratti di sangue o di altro materiale organico, in quelle tre tracce è rimasto il segno di una terza persona che è stata a villa Adua. Una traccia organica, appunto che potrebbe anche aprire scenari differenti su un mistero che sembra essere ancora lontano dall’essere risolto.
Francesca Gori
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