Il presidio
Rubano furgone con abiti di scena, spettacolo annullato
Grosseto: la compagnia Ridi pagliaccio derubata del veicolo che conteneva costumi e scenografie di un’opera teatrale: la pièce avrebbe inaugurato la stagione di Mone Argentario
«La notizia ha dell’incredibile ma siamo costretti a farcene una ragione: hanno rubato il furgone della compagnia, carico delle scenografie e tutto il necessario per lo spettacolo di oggi a Porto Ercole. Lo spettacolo è dunque annullato causa forza maggiore e ci scusiamo con tutti coloro che sarebbero venuti a vederci. A presto nuovi aggiornamenti. Nel frattempo se qualcuno avvistasse un Ducato bianco anno 1999, targato AY467AA,ci faccia avere notizie. Grazie!». La notizia è comparsa sul profilo Facebook del Laboratorio Ridi Pagliaccio, che doveva mettere in scena uno spettacolo a Porto Ercole per domenica pomeriggio alle 15. Tra l’altro l’opera avrebbe inaugurato la stagione teatrale di Monte Argentario.
Purtroppo il furgone con tutti gli abiti di scena e le scenografie dello spettacolo è stato rubato la notte tra venerdì e sabato. Era parcheggiato in via Senese a Grosseto: ad accorgersi della sua sparizione è stato - solo domenica mattina - il proprietario e fondatore della compagnia, Giacomo Moscato, che è andato sul posto a prelevare il veicolo carico di costumi e attrezzature per partire alla volta di Monte Argentario, e solo allora ha scoperto l’amara realtà. La denuncia è stata inoltrata ai carabinieri di Grosseto. E intanto dal mondo del teatro arrivano messaggi di solidarietà. «Derubare una compagnia di un furgone carico dei suoi affetti più preziosi, perché questo sono costumi, scene, maschere e attrezzature costruite nel tempo e con i quali nasce e cresce un rapporto simbiotico con gli attori, è come strappare violentemente pagine della propria esistenza. Vi siamo vicinissimi in questo momento davvero terribile, specialmente prima di uno spettacolo, e qualunque cosa possiamo fare per voi, noi Teatranti ci siamo! Un abbraccio a tutti voi», ha scritto i “Teatranti” di Fabio Cicaloni.
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