«Tra le mie tombe la vita mi ha sorriso Ma lascio per amore»
Fulvio, becchino di Castel del Piano, si trasferisce a Siviglia con la nuova compagna. In lacrime le “sue” vecchine
CASTEL DEL PIANO. Non si chiama Pinuccio Lovero, il posto non si chiama Bitonto e per adesso non è in odore di notorietà. Ma Fulvio Fazzi, addetto ai servizi cimiteriali di Castel del Piano, col “becchino più famoso d’Italia” del film di Pippo Mezzapesa ha molto in comune.
Oltre il mestiere «che non finisce mai» – quello di seppellire i morti – anche l’età, quaranta anni, una sfrenata passione per la musica e la viscerale tenerezza verso di lui delle vecchiette frequentatrici del cimitero. Le quali, adesso che Fulvio lascia Castel del Piano per trasferirsi a Siviglia, gli fanno la ola con la lacrima agli occhi.
Ma soprattutto con Pinuccio Lovero Fulvio Fazzi, da dieci anni esperto di sepolture, condivide la leggerezza e l’ironia di chi ha capito la vita, seppellendo la morte, mantenendo intatta, all’ombra dei cipressi, l’emozione della prima volta.
«Fare il becchino è gratificante – racconta Fulvio – per il rapporto che crei con le persone e perché ti senti al servizio di tutti, vivi e morti. Ma è anche un mestiere che ti scuote, perché la morte la guardi in faccia sempre. E quando la faccia è quella degli amici, allora piangi forte mentre scavi la buca. E io ne ho sepolti tanti di amici miei, giovani e giovanissimi». Anche ora, a ricordarli, si commuove, Fulvio. «Il Qaudrato – ricorda – oppure Katia».
A forza di averci confidenza con la morte, Fulvio, due anni fa, se l’è vista proprio addosso. L’ha morso, in un polso, una vipera, mentre era a pesca e per un pelo non è andato all’altro mondo. «È stato un segno, quello – dice – perché riemergendo dal buio ho capito davvero cosa è la vita. E in quel momento ho deciso di cambiare tutto. Il destino, appena una settimana dopo, mi ha fatto incontrare l’amore. Viene da Siviglia e si chiama Jessica. Vederla e decidere che volevo andar via con lei è stato tutt’uno: emigrare in Spagna e lasciare l’Italia. Sono già andato alcune volte in Spagna a vedere l’ambiente e ho fatto la vacanza del becchino, quella dei giorni feriali. Per uno che ha fatto per dieci anni Natale e Pasqua al cimitero è stata una gran bella vacanza. E poi ho trovato l’amore, un vero evento per me. Perché le ragazze dell’Amiata ormai mi avevano creato il vuoto intorno. Col fatto che ero becchino, quando mi vedevano facevano le corna. E cominciare l’amore con le corna non è possibile».
Mentre Fulvio ha appeso la piccozza al chiodo, le signore del cimitero lo rimpiangono già. «Arrivava col suo Apetto rosso in ogni parte del camposanto – rammenta Paola – e si arrampicava come un grillo su per i loculi, facendoci tutti i lavoretti possibili. Al bisogno, ci teneva in ordine le tombe e poi, soprattutto, aveva per ciascuna di noi, una parola gentile e confortante».
Ma tutto questo amore non ha frenato la scelta di questo Pinuccio amiatino che adesso che va in Spagna si è preso pure la patente. «Non l’avevo mai presa – dice – tanto di che me ne facevo? Viaggiavo con l’Ape o, tutt’al più in groppa al somaro». Sì, perché l’altra sua passione sono gli asini, che adesso sono stati dati via, gli ultimi due al parco faunistico: «Asini amiatini crociati – sottolinea – la razza di questa montagna. E ho dovuto dare via anche la mia Mena, la somara a me più cara».
Ma se lascia gli asini, l’ormai ex becchino non lascia la musica e specialmente la batteria, lo strumento che suona da più di vent’anni e che gli ha dato una certa notorietà nella band Dondolaluva, che ha nel suo palmares già due cd. «La band chiude – spiega – lo avevamo già deciso, ma se così non fosse e mi chiamassero per qualche concerto, prenderei l’aereo da Siviglia. Ci vogliono 50 euro per il volo e li troverei».
A questo punto, dunque, Fulvio sa soltanto ciò che lascia, ma il futuro è tutto da scrivere. «Parto disoccupato – spiega – con i soldi della disoccupazione e basta. Laggiù qualche cosa troverò. La batteria me la porto. Mi sono comprato un camper e partiremo con quello. E poi c’è Jessica, che qualche lavoretto lo fa, un po’ di radio, giornali, fotografia. Ha anche vinto il primo premio come fotografa nell’esposizione delle pari opportunità di Castel del Piano. A Siviglia con 500 euro al mese si vive bene e noi speriamo di farcela».
«Siamo contenti se lui è contento», dicono i genitori, Maria e Severino. «Duemila e cinquecento chilometri di distanza sono tanti, ma non impossibili da percorrere». Mentre più emozionata appare Jessica: «Ho 29 anni – dice – e sono innamorata davvero per la prima volta. Non vedo l’ora di andare».
Niente rimpianti dunque? Uno sì, piccolo piccolo: «Mi dispiace proprio tanto – dice Fulvio – di non poter essere nel mio camposanto, fra pochi giorni, quando sarà tolto dalla sepoltura di terra il Torre. Un personaggio storico di Castel del Piano, che ha riempito di sorrisi, di battute e di canti la mia infanzia. Quel giorno sarò a Siviglia, ma il mio cuore sarà in quella fossa».
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