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Maxi evasione da 4 milioni di euro: indagato impresario
Grosseto: sequestrati a fine anno casa, conti correnti e due auto. Nel mirino le dichiarazioni Iva e Irpef a partire dal 2008
GROSSETO. Un sequestro di un'entità simile - denaro, immobili e beni mobili a garanzia di 4 milioni di euro reclamati dal’Erario - probabilmente è senza precedenti in Maremma. Mai cifre di questo genere sono entrate in ballo tutte in una volta per decisione della Procura grossetana, che sta compiendo accertamenti su un giovane imprenditore maremmano, nemmeno 40enne, oggetto di una verifica da parte della guardia di finanza di Grosseto.
Un accertamento iniziato alcuni mesi fa e culminato alla vigilia di San Silvestro con il sequestro preventivo dell'abitazione, dei conti correnti (anche uno non direttamente riconducibile a lui) e di due automobili. Un accertamento che non sarebbe ancora concluso. Ma intanto l'imprenditore, assistito dagli avvocati Pierfrancesco Rechichi e Alessandro Bertolini, ha presentato richiesta di dissequestro dei beni, contestando le prime conclusioni delle fiamme gialle. Il valore dei beni sequestrati a titolo cautelare ma comunque con le modalità della prevenzione è notevolmente inferiore all’ammontare dei crediti vantati dallo Stato.
Il sequestro ha preso origine dalle presunte violazioni di ordine fiscale che l'imprenditore avrebbe compiuto nell'ambito delle sue attività, in campo edilizio. Violazioni che hanno finito per interessare anche l'Agenzia delle entrate, che ha effettuato una contestazione per la presunta evasione dalle imposte. Al centro della questione, 4 milioni di euro che l’imprenditore dovrebbe allo Stato per violazioni inerenti Iva e Irpef per un periodo di tempo distribuito in vari anni, a partire dall’anno di imposta 2008, con strascichi arrivati fino all’anno passato. Le dichiarazioni avrebbero violato l’articolo 4 del decreto legislativo 74 del 2000.
L'imprenditore edile, che è assistito da un noto studio commerciale grossetano, ha già dichiarato di voler aderire alle richieste dell'erario ma ha anche fatto presente che ottemperare alle richieste sarà impossibile o comunque particolarmente complicato se il denaro sui conti correnti rimarrà sotto sequestro. Il debito era già oggetto di pagamenti periodici e, se i sigilli dovranno essere confermati, le scadenze successive non potranno essere rispettate.
Anche per questo motivo è stata inoltrata la richiesta di dissequestro, di cui la magistratura dovrà occuparsi nei prossimi giorni. Una richiesta finalizzata anche a conoscere con maggiore esattezza le carte in mano della Procura. La difesa punta a far considerare ai giudici il fatto che per casi similiari, avvenuti altrove ma con le medesime caratteristiche, vi sono state sentenze favorevoli agli imprenditori indagati. L’inchiesta non è formalmente conclusa ma i legali hanno voluto intanto cercare di scongiurare l’effetto del blocco dei beni.
Inizialmente, la contestazione era stata per un ammontare superiore: 4,7 milioni di euro. Il lavoro svolto dallo studio commerciale ha però ridotto a “soli” 4 milioni l’importo del contenzioso e la difesa non esclude di potersi vedere ulteriormente diminuire la contestazione, proprio in virtù della documentazione presentata dal commercialista della ditta. L’annunciato interrogatorio dell’imprenditore di fronte al pubblico ministero potrebbe poi fornire altri elementi di chiarimento, che potrebbero far scendere notevolmente il “conto” finale.
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