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Stalker esce dal carcere e perseguita di nuovo la ex
Seconda condanna per un uomo di 46 anni, finito in cella alla fine del 2012 La donna aveva denunciato di essere stata costretta a farsi ospitare dal figlio
GROSSETO. Il giorno stesso che era stato scarcerato per le vessazioni nei confronti della moglie che si era voluta separare, aveva di nuovo iniziata a perseguitarla. Due settimane di inferno che avevano avuto come conseguenza un altro arresto. Lo stalker seriale è stato adesso condannato nuovamente: allora 5 mesi e 10 giorni patteggiati dopo il processo per direttissima, adesso 1 anno e 4 mesi, più i danni da riconoscere in separata sede e 2.600 euro per le spese di costituzione di parte civile sostenute dalla donna, più le spese processuali e di custodia cautelare in carcere.
Il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ha processato con il rito abbreviato un uomo di 46 anni, originario della Campania e abitante a Grosseto, finito in carcere poco più di un anno fa su ordinanza di custodia cautelare. Secondo l’accusa, dal 5 dicembre 2012, cioè dal giorno in cui era uscito dal carcere dopo il primo processo, avrebbe minacciato e molestato la donna, aspettandola fuori dal luogo di lavoro o vicino alle abitazioni delle amiche, piazzandosi anche nello scantinato della casa della donna (dopo aver scardinato il lucchetto); le avrebbe telefonato in continuazione (anche trenta volte al giorno), intimandole di riprenderlo a casa. La ex moglie sarebbe stata costretta a farsi accompagnare dalle amiche e addirittura ad andare ad abitare a casa del figlio.
Tutte provate, secondo il giudice, le circostanze oggetto della denuncia presentata dalla donna alla polizia di stato. Il gup ritiene attendibile la donna, che ha denunciato episodi del tutto simili a quelli oggetto del primo caso; la documentazione sanitaria «attesta gli episodi violenti a cui ha fatto riferimento la donna», così come sono attendibili i tabulati telefonici e le sommarie informazioni testimoniali rese alle amiche (una delle quali aveva visto l’uomo) e dai figli. Non c’è dubbio, osserva la dottoressa Montesarchio, che anche il numero di aggressioni di cui la donna è rimasta vittima abbia creato uno stato di ansia, oltre ad averla costretta a modificare le proprie abitudini, principalmente andando ad abitare dal figlio, ma anche limitandone la libertà degli spostamenti. Lo stato di ubriachezza, l’affetto per la moglie e il fatto che la donna avrebbe acconsentito o non vietato in passato l’ingresso nello scantinato - elementi tutti invocati dalla difesa - non possono secondo il giudice avere un rilievo nel circoscrivere le responsabilità dell’imputato. Il sostituto procuratore Laura D’Amelio aveva chiesto una condanna a 2 anni.
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