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«Grazie al Tg1 adesso tutta l’Italia conosce le stragi dei predatori»
MANCIANO. La questione predatori in Maremma balzata agli onori della cronaca (è di domenica un servizio dedicato all’argomento su Repubblica, a firma di Jenner Meletti ) sia per l’altissimo numero di...
MANCIANO. La questione predatori in Maremma balzata agli onori della cronaca (è di domenica un servizio dedicato all’argomento su Repubblica, a firma di Jenner Meletti ) sia per l’altissimo numero di aggressioni alle greggi sia per lo spropositato numero di ibridi, cani inselvatichiti e lupi che si aggirano attorno ai recinti e sia, alla fine, per le uccisioni di predatori, colpiti a fucilate e esposti pubblicamente, approda anche al Tg1. Registi, giornalisti e cameramen della rete ammiraglia, infatti, sono stati chiamati in Maremma dalla Coldiretti di Grosseto e immediatamente si sono recati a Saturnia, location di moltissime predazioni.
In particolare è stata visitata l’azienda Lasconi di Virgilio Manini che in un anno ha perso quasi 200 capi di ovini: Manini si è sottoposto al fuoco di fila delle domande dei giornalisti, con altri allevatori della zona di Saturnia e di Vallerona e col presidente del caseificio di Manciano, Carlo Santarelli. «Quelli del Tg1 hanno voluto vedere i percorsi dei predatori e io ce li ho accompagnati. Abbiamo visto le orme, le tracce di pelo e i ciuffi di lana, i sentieri che ormai gli aggressori dei greggi conoscono a pennello. Avrebbero voluto vedere un predatore all’opera, ma è assai difficile poterlo fare. Ci vorrebbe un colpo di fortuna. Gli abbiamo anche raccontato che ieri l’altro (sabato, ndc) è stato scongiurato un attacco proprio grazie a un colpo di fortuna e alla sorveglianza ormai continua che gli allevatori fanno: nell’azienda Ferrini del mancianese, è stato avvistato un grosso predatore nero, di dimensioni enormi, individuato da un vicino del podere, il quale ha dato l’allarme. La corsa disperata del proprietario dell’azienda a difesa del gregge ha evitato il peggio e il predatore è fuggito verso il bosco. Un episodio emblematico che dimostra il nostro affanno quotidiano».
«Comunque - chiude Manini - il messaggio che noi abbiamo mandato tramite il Tg1 è questo: rivendichiamo il nostro diritto al lavoro. Punto e basta. Vogliamo lavorare in pace». Proprio per questo Virgilio Manini che è anche presidente del Comitato toscano per l’ottenimento dell’Igp dell’agnello, sottolinea di «aver chiesto alle associazioni di categoria un incontro collettivo. Noi porteremo il nostro contributo, ma tutti devono fare la loro parte». E tanto per capire almeno superficialmente di cosa si parla, si tenga conto che in Toscana, nel 2013, i capi ovini allevati sono 446.286, a cui la provincia di Grosseto contribuisce con un allevamento di 215.341, circa la metà, dunque. Ma dal 2010 al 2013 i numeri sono diminuiti da 230.385 del 2010 a 227.614 del 2011, a 218.696 del 2012 a 215.341, appunto del 2013. «Un trend che bisogna fermare», afferma Manini. (f.b.)
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