Il presidio
Due rami d’azienda per far convivere le vestaglie azzurre
Il commissario liquida le Rsu che vanno su tutte le furie «Vengono lesi i diritti dei lavoratori, i sindacati ci pensino»
GROSSETO. L’incontro che avevano aspettato per giorni si è concluso in poco più di cinque minuti. È il tempo che il commissario giudiziale Giampiero Russotto ha concesso alle rsu della Mabro, che erano state convocate ieri in azienda per fare il punto della situazione dopo l’ultimo botta e risposta tra chi ha scelto di lavorare e chi invece, nei mesi precedenti alla decisione del giudice, aveva incrociato le braccia e dichiarato sciopero. «Sono dispiaciuto, ma da ora in avanti mi confronterò solo con le organizzazioni sindacali», ha detto Giampiero Russotto prima di congedare le rappresentanti dei lavoratori che ieri erano andate in azienda per capire se ci fossero o meno margini per la ripresa della produzione. «È un atto gravissimo - dice Nadia Perino, rsu Cgil - perché in questo modo si sono lesi i diritti dei lavoratori. Ci aspettavamo un atteggiamento differente da parte del commissario, ma soprattutto ci attendevamo una reazione differente dal nostro segretario che non si è opposto al provvedimento, pur avendo 4 rappresentanti su 5 in azienda. Da Russotto abbiamo anche ricevuto l’invito a non parlare con la stampa per evitare altri clamori sulla vicenda ma anche questa ci pare una richiesta assurda che va contro i nostri diritti. Ci siamo già attivate per chiedere a tutti e tre i segretari sindacali di indire un’assemblea unitaria, perché vogliamo la partecipazione di tutti i lavoratori».
L’assemblea si farà mercoledì e sarà davvero un’assemblea unitaria durante la quale verranno prospettate ai lavoratori le possibilità che ieri Russotto ha messo sul tavolo dei sindacati. Tra queste ci sarebbe anche la possibilità di creare due fitti di ramo d’azienda, realizzati in modo tale da rendere minima la conflittualità tra i lavoratori. Una scelta che il commissario avrebbe preso dopo la difficile giornata tra vestaglie azzurre della scorsa settimana, quando le lavoratrici che erano in fabbrica hanno scritto al rappresentante del Ministero per denunciare il clima di tensione che si era creato al mattino, con l’ingresso delle compagne in azienda. Anche loro avevano scritto al commissario, per spiegare che l’organizzazione del lavoro così come era stato previsto per quella giornata, non avrebbe dato frutti. Un botta e risposta tra lavoratori che non era piaciuto al commissario che aveva deciso di fermare subito la produzione. Ieri, nella sala riunioni dell’azienda di via Senese, i sindacati sono rimasti seduti al tavolo con Russotto, mentre le rappresentanti dei lavoratori sono stati accompagnati alla porta della fabbrica non prima di aver ribadito che la situazione, in questi termini, è insostenibile.
La rsu Cgil aveva invitato le colleghe di lavoro, quelle con le quali erano arrivate ai ferri corti, a partecipare all’assemblea di lunedì, ma nessuna si era presentata. Ora l’assemblea unitaria si farà mercoledì, poi i segretari dei tessili e dei chimici della Cgil, Furio Santini, della Cisl Fabio della Spora e della Uil Roberto Franceschetti torneranno da Russotto con la decisione presa dai lavoratori. Sembra che la strada della Mabro sia segnata da una divisione, quella in due rami d’azienda creati proprio per permettere la convivenza tra le maestranze. Sarà il mercato, poi, una volta definito il bando per la messa in vendita della società, a dire se questa strada potrà essere praticata o meno. «D’ora in poi l’unica cosa che faremo - dice Fabio della Spora, segretario della Cisl - è rispettare il silenzio che ci ha chiesto il commissario per tentare di salvare questi 213 posti di lavoro».
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