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Grosseto

Morì nella fornace, anche i familiari presentano appello

Anche i familiari di Massimo Guidarini, il fuochista morto nell'incidente della fornace della Sanlorenzo Laterizi l'8 aprile 2007 hanno presentato ricorso in appello contro la sentenza del 12 luglio...

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Anche i familiari di Massimo Guidarini, il fuochista morto nell'incidente della fornace della Sanlorenzo Laterizi l'8 aprile 2007 hanno presentato ricorso in appello contro la sentenza del 12 luglio scorso, dopo analoghi interventi della Procura e dei difensori di Luigino Nalesso responsabile esterno della prevenzione e protezione. Manuela Bertocci (avvocato Mascagni), i figli Giorgio (avvocato Bonemei) e Chiara (avvocato Bencini) hanno depositato l'atto in cancelleria in forma separata ma avanzando sostanzialmente la stessa richiesta: il riconoscimento delle responsabilità anche di Luciano Serretti, direttore dello stabilimento, perché avrebbero fatto capo a lui gli obblighi relativi alla sicurezza. Secondo i ricorrenti, non ha rilevanza il fatto che - come stabilisce il giudice - Serretti non aveva una delega specifica da parte del datore di lavoro Flora Nencini, condannata insieme a Nalesso.

I legali di parte civile dichiarano di condividere «in ogni sua parte» la sentenza, cioè dinamica, comportamento colposo dei due condannati, esclusione della colpa della vittima sotto qualsiasi profilo, esclusione «di cause diverse e peraltro fantasione rispetto ai comportamenti tenuti dagli imputati nella causazione dell’evento lesivo», ma sul ruolo di Serreti hanno da eccepire. Perché Serreti era il direttore dello stabilimento, il punto di riferimento, e non aveva bisogno di una delega scritta. I dipendenti hanno testimoniato di aver riconosciuto in lui «il soggetto dal quale prendevano le direttive, definendolo persino come loro datore di lavoro». E nel corso del sopralluogo alla fornace, era stato Serreti a dirigere le operazioni. Non solo: «Quando i dipendenti Brugi e Ciacci - scrivono i legali di parte civile - si accorsero di quanto accaduto a Guidarini, non avvertirono la Nencini ma Serreti. Lo stesso Nalesso nella relazione tecnica sulla valutazione dei rischi lo indica come “responsabile dello stabilimento”». E poiché il dibattimento ha dimostrato che «Serreti ricopriva una funzione apicale e sullo stesso pertanto gravava una precisa posizione di garanzia in materia infortunistica a tutela dell’incolumità», ecco la richiesta di riforma della sentenza, anche agli effetti civili. (p.s.)

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