Meteo
«La cassetta degli attrezzi era undici ponti più sotto»
Processo Concordia: l’ufficiale elettronico e gli interventi sul diesel di emergenza Suriano (parte civile): «Sono indignata, si è pensato poco alla sicurezza»
GROSSETO. Ancora il cacciavite. Ancora quei frenetici minuti tra sala macchine e diesel di emergenza in cui tutto - o perché allagato o perché in tilt - non aveva funzionato a dovere. Ciro Iosso, ufficiale elettronico, non è il primo testimone che parla in aula ciò che non è andato bene (sentito ieri anche il collega Sergio Iuorio). Ma le sue parole fanno comunque impressione perché è stato il primo, tra tutti i tecnici sentiti, a dire che nessuno di loro aveva a disposizione gli strumenti necessari al primo intervento sul diesel di emergenza, in quella che ha definito come «la battaglia contro il macchinario, una battaglia che non potevamo perdere».
Così ecco venir fuori di nuovo il cacciavite di emergenza, ficcato da Antonio Muscas dentro al quadro che non voleva sapere di funzionare, mentre lì intorno c'era anche Sergio Iuorio, un altro dei testimoni di ieri. Un cacciavite spuntato quasi per caso, dalla tasca della tuta dove Oji Usman, ufficiale elettronico indonesiano, lo custodiva abitualmente, come ha detto lui stesso detto ieri con l’aiuto di una interprete. «Scusi, la cassetta degli attrezzi dov'era?» ha chiesto a Iosso l'avvocato Michelina Suriano, parte civile per sette passeggeri emiliani. «Era custodita nel locale apposito, nell'officina». E quanto è distante? «Undici piani». Tra il diesel e la sala attrezzi c'erano insomma undici piani di distanza. Chi era addetto alle macchine avrebbe dovuto scendere undici piani e risalirne altrettanti. Attenzione: il problema non è la collocazione del diesel di emergenza: il ponte è quello corretto, secondo la normativa, è quello in cui deve stare perché - come ha aggiunto lo stesso Iosso rispondendo al difensore di Francesco Schettino, Domenico Pepe - «il ponte 11 è l'ultimo dei locali ad affondare». Il problema, secondo Suriano, è la collocazione della cassetta.
In aula, il legale di parte civile non ha fatto commenti. «Tutti noi abbiamo una cassetta di pronto soccorso a portata di mano - ha aggiunto fuori dall'udienza, facendo un paragone tra le due cassette - Non è ammissibile che in quel locale così importante non vi sia stata una dotazione minima di attrezzi. Sono indignata. Non si può derogare sulla sicurezza. Quanto ci vuole a scendere e a risalire a un soggetto giovane? Mettiamo una decina di minuti. E nel frattempo che fai? Stai con le mani in mano? Ho già ascoltato di altri malfunzionamenti sulla Concordia, ma nessuno di quelli mi ha colpito come questo. Mi viene da pensare che si pensi più alla facciata che alla sicurezza».
Il generatore di emergenza - che avrebbe dovuto alimentare timoni, pompe, sistema antincendio, batterie Ups, ascensori, sbracci delle scialuppe - sarà sottoposto a perizia, per capire perché non abbia funzionato come avrebbe dovuto. Al momento, i tecnici che si sono succeduti al banco dei testimoni hanno potuto dare spiegazioni generiche: «Con Muscas ci siamo sentiti in seguito al telefono - ha aggiunto Iosso rispondendo al pm Navarro - con gli schemi elettrici davanti, per cercare di capire», senza esito. Perché quattro giorni prima, a Barcellona, la simulazione di blackout aveva dato risposta positiva. «L'apparato deve entrare in funzione entro 20-30 secondi», ha spiegato l'ufficiale, che ha aggiunto che era preoccupato per Oji Usmam, da lui spedito al ponte 0 proprio a prendere gli attrezzi. «Supposizioni» di Iosso anche sul funzionamento irregolare della ventola di raffreddamento. Un funzionamento a scatti. Sentito ieri con l’ausilio di ben due interpreti (bulgaro e inglese) il primo ingegnere di macchina Petar Manolov Petrov: ha detto che la simulazione di emergenza a Barcellona era andata bene, che l’acqua è normalmente a 75º e l’olio a 80º, che le variazioni erano di più o meno due gradi, che il mancato funzionamento del generatore di emergenza era elettrico, che Schettino era a bordo ancora alle 23.30.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google